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Risveglio

Posted in Caccia, Incontri immortali, Uncategorized on agosto 4, 2012 by Reyko

… Poco dopo scivolai ancora in un sonno tormentato questa volta dai suoni che giungevano dai mortali che, frenetici, vivevano le loro vite ignari di quello che si celava nelle ombre.

Il tocco di una mano fredda mi ridestò ancora una volta. Mi tirava avvicinandomi sempre più alla superficie. La terra tutto intorno a me iniziò a spostarsi. E poi l’aria sulla pelle finissima mi investì con una tale violenza che quasi urlai. Gli occhi iniettati di sangue si muovevano frenetici cercando di abituarsi a quelle strane luci. Il sussurro del vampiro accanto a me era un urlo spaventoso alle mie orecchie.

Mi coprì con un tessuto pesante, forse un cappotto, e mi portò lontano, tra le mura sicure di un’abitazione non molto distante. Quando mi lasciò con delicatezza sul divano tutto si era acquietato, ma la sete era ancora pulsante. C’era solo quel sordo suono che rischiava di farmi impazzire. Cercai di guardarlo, e solo dopo alcuni minuti riuscì a metterlo a fuoco veramente. Il violino e la sua figura mi avevano ingannata. Per un istante quando avevo sfiorato la sua mente mi ricordò il fratello di Camila.  Ma ora che riuscivo a vederlo meglio aveva dei tratti diversi. E a parte la passione per la musica non li accomunava altro. I suoi occhi erano di un marrone intenso, tendente al nero e al viola. La sua figura era snella e slanciata sebbene sembrasse un po’ deperito per la fame. Ma quello che mi affascinava erano i capelli, lunghi e fluenti. Una massa di capelli neri che sembravano vivi. Mi portò un’altra coperta. E lo ringrazia.

Sapevo di avere un aspetto ancora orribile,. ma non me ne curavo. Restava fermo immobile e mi guardava. Sembrava affascinato, o semplicemente incuriosito.

L’odore del suo sangue era invitante tanto quanto quello dei predatori di cui mi nutrivo in passato. E in un unico istante capì che quello che mi aveva spinto a sfiorare la sua mente non era un contatto con un membro della mia razza. Non ne avevo mai avuto bisogno. Noi siamo predatori solitari, questo mi aveva insegnato il poco tempo trascorso con Esteban. Non avevamo bisogno della reciproca compagnia, non per lungo tempo almeno. Non come lo intendono i mortali. Dopotutto eravamo e siamo assassini, della peggior specie. Dei peccatori che camminano per le strade servendosi del vantaggio che davano le tenebre. Quando parlai la mia voce fu un sussurro appena udibile. La gola bruciava e si graffiava per lo sforzo.

“Grazie… Per avermi riportato alla vita…”

Lui sorrise. Non si era ancora abituato al nostro mondo e si stupiva per quello che ancora non riusciva a comprendere.

“Se mi dai del tempo ti porterò qualcuno da cui poterti nutrire…” disse. Oh che voce melodica aveva. Sembrava che accarezzasse la pelle da quanto era dolce. “Qui sarai al sicuro nessuno ti troverà e ti disturberà, per cui riposati.”

In risposta riversai nella sua mente un unico pensiero. Fame! E non potevo attendere, non oltre.

Ebbe soltanto il tempo di voltarsi.

Le mie mani lo afferrarono per la spalla mentre il mio busto si sollevava in un moto di urgenza. Paura. Terrore folle. Quando gli lacerai la carne del collo non lo feci nella solita dolce maniera. Non ne avevo il tempo ne la lucidità mentale. Il fiotto di sangue che mi riempì la bocca era fuoco ardente che scendeva fino in fondo alle mie viscere. Che dolcezza infinita. Per quanto fosse stato giovane aveva dovuto uccidere ogni notte. E il peggio era che aveva cacciato a caso, nessuna educazione, nessun senso a quel loro nutrimento. Un assassino di innocenti.

E quella innocenza rubata era ambrosia che sfiorava il mio palato e ridava vita al mio cuore. Le mie braccia erano serrate al suo busto mentre la sua vita riaccendeva ogni cellula del mio corpo fino a sfiorarmi l’anima. Quando anche l’ultima goccia del suo sangue toccò la mia lingua la sete che sentivo nel profondo si placò istantaneamente. Il povero ragazzo si accasciò lentamente al divano privo di vita.

Un’energia nuova ed elettrizzante mi invase, oltre alla sua vitae avevo anche bevuto i suoi ricordi e le sue esperienze. Sazia e di nuovo piena della forza necessaria a tornare la predatrice che ero stata un tempo, lasciai cadere le membra inermi del violinista senza dargli alcuna attenzione. Le voci si erano acquietate e lentamente stavo riprendendo il controllo di tutto quello che mi circondava. Ora potevo tornare a camminare tra i mortali. Finalmente. E una notte prima o poi avrei ottenuto la mia vendetta su quell’ hijo de puta.

Quel poco che avevo visto dai ricordi del ragazzo mi aveva restituito la voglia di vivere e non volevo perdere un solo istante solo per andare a caccia di Esteban. Avevo già perso fin troppo  nel secolo precedente. Ed ero stanca. Questa era una nuova vita.

Una nuova leggenda da far nascere.

La caduta dalla grazia di una bambola (Ultima parte)

Posted in Uncategorized on novembre 14, 2011 by Reyko

… Caddi. Consapevolmente sapevo che stavo facendo la scelta più giusta, ma una parte nascosta della mia anima sperava che qualcuno venisse in mio aiuto… Ma non avvenne.

Un tonfo sordo, e l’acqua dolce del fiume mi seppellì, collandomi tra i suoi moti capricciosi, non ero più Reyko, ero Ophelia in balia dell’ultimo respiro. Mi lasciai andare, la testa reclinata e gli occhi rivolti al cielo primaverile saturo di stelle quasi da scoppiare… E quell’occhio vigile che era la Luna era li, beffarda, nel suo completo splendore.

Venni trasportata dal fiume in piena, non so quanto tempo passò, ma alla notte si susseguì il giorno, e poi un’altra notte, e un altro giorno ancora… La mia coscienza ormai apparteneva a quel letto di sudici detriti attendendo di essere divoratata… Poi, il buio.

Ricordo il mio corpo leggero, pieno d’acqua, ricordo un suono sordo che non percepivo con le orecchie, lo sentivo con il cuore… Poi la vita mi abbandonò, inesorabilmente e più lentamente dell’annegamento. Ricordo che sussurrai:

Arigatou…

Poi, morì.

“Svegliati… Reyko svegliati. Apri gli occhi… ” Una voce insistente, bassa appena udibile come il battito di un cuore pulsante che cerca di resistere, aggrappandosi tenacemente all’ultimo respiro di vita… Aprì gli occhi. Il suo volto mi era ben noto, per quanto tempo avevo sognato quegli occhi verdi, quella pella candida e statica quasi fosse una statua… Ora mi sorrideva, e il suo volto si animò d’improvviso come se avesse ripreso vita in quel momento. Potevo vedere le strade di vene e capillari che si intrecciavano sotto quel lieve strato di cute, ah… che meraviglia, pensai… Era lui, Hoshiko dono non potevo sbagliarmi.

E ora sapevo… Sapevo che lui non era come gli altri, che non era umano, che mi aveva riportato alla vita.

Mi sorrise e mi spiegò cosa fossi diventata e mi insegnò i rudimenti di questa vita… Ero affascinata da tutto ciò mi circondava, mi raccomandò di fare attenzione a quello stupore, che avrebbe potuto uccidermi veramente… E poi mi impartì la lezione più importante, cibarmi.

Mai cibarsi dell’innocente, la nostra esistenza di per se è già un peccato, e noi dobbiamo pagare lo scotto, purificando il malfattore dai propri atti impuri…

“Se ti ciberai dell’innocenza, allora la tua anima sarà davvero dannata, e soffrirai come non hai mai sofferto”… Questo mi disse.

Ora avrei potuto vagare per il mondo, senza che nulla potesse toccarmi, senza che il tempo potesse intaccare la mia bellezza rifiorita, senza che la mia pelle di porcellana venisse infransa…

Il giorno successivo, i quotidiani locali pubblicarono la notizia:

“Famosa e amata, rispettata e onorata come Geisha, oggi il suo corpo viene ritrovato nelle acque del fiume Hokkaidō privo di vita… Oggi Tateyama piange per lei Reyko Tanako…”

Non potevo più restare li, così il mio amato padre, perchè tale ora era diventato, mi costrinse ad allontanarmi da lui. I suoi impegni al momento gli impedivano di accompagnarmi, e poi, secondo lui, ogni immortale aveva una sua strada personale da percorrere… Senza avere la compagnia di un altro immortale, e li mi baciò, mi donò un fermaglio raffigurante un fiore di luna per ricordarlo e mi intimò di non cercare mai la compagnia di un altro come me… Perchè prima o poi la sua presenza sarebbe stata scomoda…

Lo odiai per queste parole. Lo odiai per avermi lasciata in balia dell’eternità da sola, senza una guida quale lui sarebbe sicuramente potuto essere…

Le valigie non avevano importanza ora, mi lasciò solo un sacchetto di preziosi da usare come moneta… E presi la prima nave verso il Vecchio Mondo.

E li iniziò la mia leggenda… Reyko la bambola di porcellana.

La caduta dalla grazia di una bambola (parte seconda)

Posted in Uncategorized on novembre 14, 2011 by Reyko

… La musica si avvia lentamente, e il mio corpo di Geisha, inizia a muoversi istintivamente, movimenti lenti, aggraziati, che sfiorano appena l’aria. I polsi compiono movimenti circolari ipnotici, che incantano gli spettatori… Una giravolta, e poi un’altra ancora… Il ritmo è costante nel suo sali scendi di note… Poi i miei occhi si posano su quelli di Hoshiko Nakamura…

E in cuor mio so che la disfatta è imminente.

Un piede dietro l’altro, e il sandalo che calza il piede destro strofina appena su quello sinistro… L’equilibrio precario della danza viene smosso, e il ventaglio della mano destra mentre sta volteggiando in aria cade a terra…

La musica si ferma, come anche il respiro di tutti gli spettatori all’interno della sala… Il mio sguardo si abbassa, osservando quel ventaglio traditore… Il cuore si ferma nel petto ansimante. Le luci degli spalti mi abbagliano talmente tanto che quasi mi bruciano sotto i loro occhi accusatori.

I ricordi si fanno confusi presi in un vortice convulso, un mondo che initerrottamente gira su se stesso… Ricordo la strada, e i negozi che sfrecciavano al mio fianco. La capigliatura ormai decaduta, e il kymono sporco di terra e pioggia… La pioggia… Mi fermo, e alzo gli occhi al cielo lasciandomi bagnare dall’acqua fredda. Nella mente il volto ghignante di Hoshiko dono…

La mia disfatta è imminente, so che se dovessi tornare alla Casa, la Madra mi punirebbe diseredandomi…

E così me ne andai io… Non potevo più vivere in quel quartiere, mi avrebbero additata ad ogni mio passaggio, e nessuno mi avrebbe più richiesta per i miei servigi disastrosi…

Pensai… E’ la fine… Mi resta solo un vago ricordo di una vita di lusso e sete.

Tuttavia non ero abbastanza forte da prendere la decisione giusta, avevo fallito, e il fallimento merita una sola punizione… Per cui, abbassai il capo ed entrai nella prima casa del Sakè di un villaggio a me sconosciuto… Nessuno conosceva il mio volto, nessuno il mio peccato… Avrei potuto ricominciare, avere una nuova vita… Ma la notte il Suo volto faceva visita ai miei sogni, insolente e persistente violentava la mia mente con il suo ghino…

Ahimè, non potevo scappare dal ricordo di quella notte…

Il giorno mi occupavo di servire ai tavoli i viandanti che passavano dal villaggio, mentre la notte i miei doveri mi portavano a dover saziare la loro disgustosa fame carnale… Il tempo passò inesorabile, e quella vita lontana fatta di grazia e buone maniere sembrò soltanto un bel sogno… Ma sapevo che quello che stavo vivendo era il vero incubo…

Ormai non potevo andare oltremodo in fondo a quel baratro, e così decisi… Presi il coraggio a due mani e mi diressi verso il fiume Hokkaidō per pulire la mia vita macchiata dal disonore e ridarla al legittimo proprietario Immacolata, come la mia pelle era un tempo, così come la mia anima…

Un passo, poi un altro… Il bordo del fiume era ormai prossimo, feci un profondo respiro e mi apprestai a compiere l’ultimo passo…

La caduta dalla grazia di una bambola (parte prima)

Posted in Uncategorized on novembre 14, 2011 by Reyko

Dalla notte successiva, i miei incarichi si fecero più pressanti e più elevati socialmente… La Madre in persona si occupava del mio allenamento mattutino, del mio trucco, del mio cibo, persino della mia igenee quotidiana… Ma la mia mente vagava altrove, persa in due occhi verdi che da allora non si fecero più vedere…

La notte sola sul letto riversavo lacrime silenziose tra le pareti di riso sottili per quell’assenza; il cibo che vi veniva preparato era dei più prelibati e genuini, ma per me non aveva alcun sapore e se non mi avessero imboccata a forza probabilmente l’avrei lasciato marcire… Come volevo fare con me stessa. Dopo quell’incontro mi sentivo perdutamente fuori luogo, sola tra la folla che si faceva via via più insistente, mi stavo lasciando morire, ma non mi era permesso…

La vita di una Geisha, nel momento in cui diviene tale appartiene solo all’arte…

Ero in una prigione fatta di sete e cibi pregiati.

Poi, una notte accadde…

Era una notte in cui si celebrava la festa della cittadina, tutte le strade erano ricoperte di festoni di carta di riso colorate, gente frenetica e bancarelle dalle merci più disparate. Per quella sera, il buono Imperatore aveva deciso di allietare tutto il suo popolo con uno spettacolo che era riservato a pochi…

La danza dei ventagli.

Quale tra le Geishe avrebbe potuto sostenere un tale incarico, se non la più richiesta dagli Shogun? Così la Madre mi propose all’attenzione dell’Imperatore, e come me, la mia sorellina minore Aiko chan. Lei dovrà suonare, mentre io dovrò eseguire la danza… Serviva un tempismo a dir poco perfetto… Grazie al suo consigliere, l’Imperatore ci diede l’incarico.

I preparativi sembravano non terminare mai, e nell’esecuzione sembrava esserci sempre qualcosa di errato, una nota, un movimento del polso, un capello in disordine. Fu il momento il cui mi annullai totalmente.

Il mio corpo non mi apparteneva, e la mia mente era stata trafugata… Non mi erano rimaste nemmeno le forze per piangere o gioire.

Poi, la sera della Festa dei ciliegi arrivò. Il teatro era colmo di volti nobiliari, ma anche sudici, del popolo… Tutti in fermento per quell’evento.

I comici diedero il meglio di loro per far ridere la folla, gli attori si impegnarono affinchè il dramma da loro messo in scena risultasse il più verosimile possibile, perfino camerieri e ristoratori stavano dando spettacolo con le loro pietanze ed il servizio impeccabile… Una luce dalle sfumature rosse era onnipresente nella stanza.

E l’Imperatore e il suo consigliere erano sulla balconata ad osservare con occhio critico le varie parti della serata che andavano in scena… Entrambi avevano un sorriso accattivante e piacevole.

E io dietro le quinte fremevo perchè finalmente quella notte avrei rivisto Hoshiko Nakamura.

Non era la prima volta che mi esibivo davanti ad un pubblico così vasto, ma il mio cuore prese a battere così forte che quasi temetti fosse sentito fin fuori la strada deserta.

Le luci si spensero…