Archivio per maggio, 2012

Il nuovo secolo

Posted in Incontri immortali, Pensieri perduti, Torpore on maggio 18, 2012 by Reyko

… Un sonno eterno e languido si insinuò nella mia mente, da prima l’immobilità mi colse, poi i pensieri divennero una macchia indistinta. Sentivo i rumori degli esseri viventi che camminavano al di la del cancello, ma non me ne preoccupavo. Non potevano capire che scivolavo via via sempre più nella vulnerabilità. Per loro non esistevo, come non esistevano più tutti coloro che avevo conosciuto. 

E lentamente i pensieri di vendetta e di ira nei Suoi confronti andarono via via scemando. I secoli erano passati senza che nemmeno mi accorgessi di quello che succedeva intorno a me. Rifuggivo la compagnia di altri immortali, e non ne cercavo di altri. Anche per loro ero un ombra che si fermava per qualche attimo nella loro non vita e che poi, passava oltre, come se nulla le importasse… Quello che mi era stato tolto non potevo più riaverlo nemmeno con la Sua morte.

Forse una notte, in un futuro lontano, si accorgerà del male arrecato, forse, una notte, anche Lui avrebbe sperimentato l’abbandono di un’anima che aveva amato nel profondo… Forse, una notte, ci saremmo incontrati di nuovo, e guardatomi in volto avrebbe capito.

Poi tutto fu buio. 

La magia data dal sangue che muoveva il mio corpo svanì.

Un suono.

Poi un altro.

Delle voci, arrivavano distanti, come in un sogno in bilico tra la realtà e la fantasia, immagini distorte si affacciavano alla mia mente, sempre più veloci, sempre più caotiche. Tutto mi investiva, e procurava dolore, sentivo la sete crescere sempre di più, mi divorava. E come spesso succede, lo spirito di sopravvivenza ebbe la meglio sulla volontà di avere un briciolo di pace.

Poi una melodia assordante mi raggiunse…

“New blood join this earth

and quickly he’s subdued

Through constant pain digrace

The young boy learns their rules

With time the child draw in

This whipping boy done wrong

Deprived of all his thoughts

The young man struggles on and on”

Poi tutto ritornò ad essere un insieme di suoni assordanti. L’odore di sangue delle creature notturne riecheggiava nel mio cervello, come se fosse il preludio di un’infinita pazzia. Un pozzo oscuro, il cui fondo non si riusciva a scorgere.

Dovetti fare uno sforzo per riuscire a comprendere quanto tempo era passato, cosa era successo. Con il sangue di quelle piccole creaturine riuscì ad emergere, respirando per la prima volta dopo chissà quanto tempo aria fresca. Restai notti intere ad ascoltare e ad apprendere, cacciando piccoli animali che si avventuravano nel giardino di casa, appena sufficienti da permettermi di pensare. 

Non c’era più nulla. Soltanto la solitudine che aveva contraddistinto gli ultimi anni alla ricerca di Esteban, perfino il cacciatore a cui si era rivolto era morto da moltissimo tempo… Nessuno conosceva il mio nome, o la mia storia. Nessuno che si ricordasse di Camila. 

Tuttavia altri della mia razza dovevano essere nelle vicinanze. Li sentivo, erano distanti, eppure camminavano per le strade della città. Ignari di tutto…

Quella mia caccia di era rivelata inutile, ora lo sapevo. E ora dovevo trovare qualcuno che mi aiutasse a comprendere questo mondo, un vampiro… Non sarebbe stato facile, la diffidenza e il potere erano le nostre peggiori amicizie. Ma era l’unico modo per ritornare ad essere ciò che ero un tempo. Prima di Camila, prima di Esteban Del Gado… Prima di tutto. 

Sentivo dei pensieri arrivare da un locale non molto distante. Chiusi gli occhi per capire meglio, era un luogo immerso nella penombra, e una fitta nebbia dovuta al fumo di svariate sigarette. Chi arrivava in quel locale era troppo afflitto dai suoi problemi, come se quel luogo fosse una sorta di limbo nel qualche scontare la propria pena, davanti a un pubblico a malapena consapevole, e al quale poco interessava guardarti in volto.

Era li, seduto ad un tavolo, lo sguardo fisso su una delle poche luci. Gli inviai un messaggio silenzioso, nella speranza che riuscisse a interpretarlo. Inizialmente ottenni soltanto il risultato di scuoterlo da quel torpore, dovetti insistere molte volte per riuscire ad attirare la sua attenzione. 

Finalmente dopo qualche istante decise di raccogliere la giacca in pelle e un astuccio contenente un violino e di dirigersi verso l’uscita secondaria del Virgilio. Quel giovane aveva qualcosa di vagamente familiare, sebbene fosse stato iniziato di recente al nostro mondo, avevo come la sensazione di averlo già incontrato altrove… Non percepì domande da lui, se non un’iniziale curiosità, era come se conoscesse il mio nome, ma ovviamente, ciò era impossibile.

Ero rimasta fuori troppo a lungo dal mondo immortale, e chissà come si era sviluppato in questo nuovo e strano secolo.