Una vita nasce… Un’altra muore…

… Non appena sbarcammo l’odore salmastro del mare si confuse con quello degli alberi sakura in fiore. Erano le ore che precedevano l’alba, quando tutto il paesaggio viene avvolto da una fitta coltre di bruma, rendendolo più simile a un sogno che alla realtà, Camila si guardava intorno, il suo sguardo brillava di stupore e gioia.

Era passato più di un secolo, e il mio amato paese, come tutto, era mutato, ora si poteva scorgere l’artiglio dell’occidente sulle nostre strade. Una profonda malinconia mi colse, avevo sperato di ritrovare le piccole cose che tanto amavo intatte, invece tutto ormai era cambiato… Tutto tranne io.

Camminammo per le strade di Matsue, il cinguettio degli uccelli accompagnava i nostri passi per le strette vie secondarie, in cerca di una casa da tè nella quale riposare.

Quando finalmente la trovammo, mi preoccupai di contrattare con la direttrice del nostro soggiorno, mentre Camila sistemava le nostre cose nella piccola stanza che ci era stata assegnata. Le porte scorrevoli in carta di riso, i profumi del tè, della cucina e del cerone bianco si mescolavano in una fragranza unica che non si poteva dimenticare, inspirai profondamente a occhi chiusi, mentre venivo investita dai ricordi di una vita passata… Ma il sorgere del sole era ormai prossimo e ben presto caddi in quello strano sonno più simile alla morte, mentre le immagini del mio passato continuavano a torturarmi, e per quanto fosse eccitata di trovarsi in un posto per lei magico anche Camila si addormentò subito…

Sapevo di essere a casa e al sicuro.

“Reyko…”

“Reyko, svegliati..”

Era la voce di Camila che mi riportava alla realtà, mentre il volto di Hoshiko si attardava a sparire… Chissà se era rimasto in Giappone, oppure se anche lui aveva deciso di perdersi per il mondo… Chissà quanto immortali aveva conosciuto e con i quali si era intrattenuto… Ma la voce di Camila insisteva, e così con grande sforzo ripresi coscienza di me e del mondo che mi circondava.

“Guarda Señora, guarda fuori, quante luci… E quanta gente…” Camila era affacciata alla finestra che dava sul giardino, e osservava a bocca aperta il fiume di gente che si apprestava a passare una serata tranquilla al di fuori del lavoro.

Non potei fare a meno di sorridere con il cuore più leggero vedendo la sua gioia.

“Vieni niña prepariamoci per uscire, abbiamo tutto il diritto di divertirci anche io oggi…” Così dicendo le porsi un kimono dal motivo floreale color pastello, l’aiutai a vestirsi, come si fa con una figlia ancora inesperta. Quando vide la sua immagine riflessa allo specchio, per un istante tutto venne cancellato, gli attacchi, le violenze… Toledo… Tutto.

Uscimmo per le strade di quel paese, l’accompagnai a mangiare in un chiosco di ramen e in seguito le feci da guida per le strade, indicandole i nomi in giapponese, e spiegandole tutto quello che doveva sapere per vivere in quel posto meraviglioso, sospeso tra passato e presente.

Passammo le due settimane seguenti a Matsue, come se dovessimo abituarci ai ritmi della città, così diversa da quelli che avevo imparato ad avere a Toledo. I giorni trascorrevano indisturbati e tranquilli, l’aria che respiravo mi parlava della vita che avevo lasciato, appresi dai ricordi della gente quello che era successo, la guerra civile che aveva investito le nostre usanze con la prepotenza dell’Occidente… Il dolore e la decandenza che il mio popolo era stato costretto a subire… Eppure nessuno si era perso d’animo, avevano lottato a denti stretti, per la loro identità, e questo mi fece sprofondare in un turbine di vergogna… Io ero scappata, per salvarmi la vita, egoisticamente, senza preoccuparmi delle persone che mi lasciavo alle spalle, in una scia di morte.

Ma ero rincuorata dalla vista del volto di Camila, che mano a mano perdeva il pallore degli ultimi tempi, per tornare a essere raggiante, e pieno di speranza… Lei era la mia umanità che sbocciava dopo più di un secolo…

E così partimmo verso la nostra meta finale, dove avremo avuto una residenza stabile. Kyoto

Comprai una casa in legno nel tipico stile antico giapponese, mentre Camila si preoccupava di arredarla secondo il suo gusto e le nostre necessità.

Quando si è felici il tempo trascorre veloce, e spesso non si ha il tempo di soffermarsi sulle cose belle… Così accadde anche per noi in quel periodo… Camila era ormai diventata una donna adulta e indipendente, ammirata e adulata dagli uomini della sua età. Ben presto avrebbe dovuto iniziare a camminare lontano da me per costruire la sua vita, ma quando intraprendevo questo discorso Lei si arrabbiava terribilmente mettendo il broncio, dicendo che non aveva bisogno d’altro se non prendersi cura di me… Io le dicevo che si sbagliava, che presto avrebbe cambiato idea…

Ben presto infatti iniziò ad accettare il corteggiamento di un suo coetaneo di nome Keishi, facendo sempre più tardi la sera e uscendo sempre più spesso. Non potevo che essere felice per lei, lei che avrebbe avuto quello che io non avrei mai potuto avere… Una famiglia. Quando nacque Eisen fece in modo che io fossi presente, aiutandola a darlo alla luce. A tutti mi presentò come la zia Reyko, e tutti accettarono di buon grado la mia presenza nella loro vita, sebbene fossero ignari della mia natura.

Era il culmine della felicità, di tutti… E tutti avevamo la guardia abbassata, io compresa…

Non dimenticherò mai quella notte. La notte in cui Camila non tornò a casa, mentre Eisen richiamava a gran voce la presenza della madre, la notte in cui la tempesta imperversava sulla nostra casa come se volesse sradicarla… La notte in cui percepì di nuovo un senso di impotenza. La notte in cui sentì il suo grido disperato.

“Io vado a cercarla, deve esserle successo qualcosa, non posso più stare qui a far niente…” disse Keishi, in un impeto di disperazione.

“E da dove pensi di iniziare? Lascia che me ne occupi io, tu pensa a Eisen, ragiona per un momento.” Fu la mia risposta, ma lui continuò… “E fare così la figura di chi non si sa prendere cura di sua moglie suo figlio… No, non esiste, vengo con te!”

“Ah, al diavolo. Vieni, ma non intralciarmi… Eisen sarà più al sicuro qui.”

Lasciammo il piccolo in lacrime tra le braccia di una badante, mentre io e Keishi ci catapultammo in strada in cerca di Camila.

Era come un incubo che si ripeteva di nuovo… In cerca di nuovo del mio tesoro.

Cercai ogni traccia di lei nei pensieri delle persone, cercai la sua mente… Ma dovemmo allontanarci di molto per trovare qualcosa. Keishi era esausto alle mie spalle, ma non voleva arrendersi, e l’unica cosa che gli dava la forza di andare avanti era l’amore che provava per lei… Un’amore che era più simile alla disperazione.

Poi ad un certo punto mi fermai di colpo, avevo già sentito quell’impronta. Una mente calcolatrice, fredda, il respiro misurato, così come il battito del cuore. Scrutai nella sua mente, e sebbene fosse disciplinata e difficile da piegare, riuscì a capire chi fosse… E cosa volesse…

Un cacciatore, e voleva la mia morte, era disposto a tutto pur di avermi, provava un odio tale che non potei far altro che comprenderlo… Ma non potevo perdonarlo per aver preso Camila.

Entrai a passi lenti e regolari nella casa in cui si nascondeva, senza celargli la mia presenza.

Lui era seduto in salotto, ai suoi piedi c’era un fagotto che respirava pesantemente, e scorsi i capelli della mia amata Camila, fortunatamente per lui non l’aveva picchiata, ma drogata.

“Cerchiamo di non perdere la calma e di fare cose di cui ci pentiremo daccordo?” Gli dissi mentre mi avvicinavo sempre di più.

Lui scosse la testa. “Stai indietro, e non ti azzardare a fare i tuoi trucchetti mentali con me, so di cosa sei capace e non riuscirai a infinocchiarmi!” Quanta spavalderia nella sua voce, non teme nulla, nemmeno la morte… “Cercavi me, giusto? Eccomi, lascia andare lei, non ti serve…” La mia voce era un sussurro.

“Non è così che funziona, ora non sei più tu a dettare le regole.”

“Ah no, e chi sarebbe allora?” Lo incalzai. “Mi dispiace Bambola di Porcellana, non ho alcuna intenzione di dirti niente… Tu devi solo morire, e così tutti loro che sono stati contaminati da te e dal tuo sangue…”

Mi voltai versi Keishi che era rimasto qualche passo dietro di me. “Keishi san, esci da qui e aspetta fuori.”

“Non ci penso nemmeno, cosa sta succedendo qui?” Chiese lui. “Non è l’ora di fare domande, fai come ti dico, esci!”

L’uomo approfittò della mia distrazione, alzò la mano che impugnava la pistola, io mi voltai appena in tempo per vedere che premeva il grilletto, e poi qualcosa di rosso macchiò il mio volto…

Camila era in piedi davanti a me, mi osservava, gli occhi erano lucidi e il suo volto sereno, sorrideva, mentre dalla sua bocca un rivolo di sangue usciva lentamente. “Avevi ragione Señora” disse in spagnolo, poi si accasciò al suolo. Io la presi tra le braccia, cullandola come avevo fatto tempo addietro, cercando il suo battito e la sua mente… Prenditi cura di Eisen. Poi più nulla…

La mia umanità era morta.

Continua…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: