Una nuova vita

… Il viaggio in carrozza fu indubbiamente scomodo, soprattutto per Camila, ma era il modo migliore per allontanarsi da Toledo e non destare sospetti per me. Osservavo il suo volto durante la notte, lo sguardo fisso nel vuoto, osservava qualcosa che andava al di la del visibile. Nessuno riusciva a capire cosa stesse pensando, e io non volevo infrangere quello scudo che aveva eretto per proteggersi. Aveva visto troppe cose, cose che da sola non riusciva a spiegarsi, ma che nello stesso tempo temeva di chiedere a me. O almeno questo era quello che intuivo.

Di una cosa ero certa, era tremendamente triste, non riusciva a scrollarsi di dosso quello che era successo, e le conseguenze che sarebbero derivate da tutto ciò. Ricordo che una notte lontana mi ero ripromessa di confidarle che a Toledo c’era ancora qualcuno che la pensava, e che la piangeva. Qualcuno che apparteneva ad un mondo normale, qualcuno che non si doveva rifugiare in una bara di giorno per sfuggire dai raggi del sole… E ora, che la vedevo in quello stato, rimpiangevo di non averlo fatto prima. Se lo avessi fatto forse lei mi avrebbe lasciata, riprendendo a vivere la vita che si era lasciata alle spalle, non avrebbe mai incontrato Damian, e non si sarebbe affezionata così tanto a Esteban… Ma per quanti poteri questa vita potesse darmi, non ero in grado di tornare indietro nel tempo e sistemare le cose per il meglio di tutti.

In quel frangente mi nutrì solo il minimo indispensabile, e nemmeno tutte le notti. Volevo lasciarmi la Spagna alle spalle, sebbene i ricordi mi avrebbero seguita per sempre. Chissà se avrei ancora rivisto il mio Infante… Chissà se gli avevo donato abbastanza conoscenze per poter sopravvivere…

Poi lentamente il paesaggio iniziò a mutare, attraversammo una tortuosa catena montuosa e al di là i colori ripresero a brillare… Il mio cuore era ancora pesante, ma dovevo tenere libera la mente per il futuro, e per fare del bene a quella ragazza che seguiva ogni mio passo ciecamente. Anche Camila sembrava giovare della variazione di vegetazione, sebbene continuasse a restare nel suo silenzio, almeno ora il suo sguardo era vivo e interessato a quello che ci circondava…

La notte successiva al nostro ingresso in terra di Francia, facemmo una breve tappa per far ristorare i cavalli, e fare così una passeggiata prima di ripartire. Lei era al mio fianco, come sempre, camminava lenta, osservando tutto intorno, e assaporando l’aria fresca che le sfiorava il volto, non potei resistere oltre, appena ci fummo allontanati dalla carrozza mi voltai verso di lei e la guardai fissa negli occhi, Camila ricambiò quello sguardo, nei suoi occhi non scorgevo più la tristezza, forse solo un po’ di amarezza… Non riuscì a dire nulla, ma mi chinai appena e l’abbracciai. Dovetti fare attenzione a non stringere il suo corpo fragile più del necessario, tanto era il mio desiderio di consolarla. Quando inaspettatamente percepì inizialmente alcuni sussulti e puoi un lieve pianto. Affondò maggiormente il volto nel mio abbraccio e io sorrisi per aver riavuto la mia Camila.

Restammo così immobili e in silenzio per un tempo infinito, poi le sussurrai all’orecchio:

“Non temere piccola mia, andrà tutto bene, qui potrai avere la vita che vorrai senza che nessuno ti faccia del male, te lo prometto…”

Lei non riuscì a rispondere, ma strinse ancora di più il suo abbraccio attorno alla mia vita. Poi, un lieve fruscio ci riportò alla fredda realtà. Il carovaniere era venuto a prenderci per poter ripartire. Tornammo così sulla carrozza, dove gli comunicai che per ora ci saremo diretti verso la costa, di modo da poter riposare a dovere, nel piccolo paese di Bayonne, avremo potuto recuperare le forze e tutto il necessario per riprendere il viaggio verso Bordeaux.

Arrivati in prossimità di Bayonne, cercai di farmi un’idea di cosa poteva aspettarci, ero terrorizzata dall’incontro di un altro membro della mia specie. Dalla mia analisi tuttavia avevo trovato tracce di alcuni vampiri che vivevano però lontano dal centro abitato, in prossimità del cimitero della zona. Valutai che la loro distanza non avrebbe comportato un grosso problema, ma dovevo stare attenta a non attirare la loro attenzione, e soprattutto la loro ira. Decisi così di prendere il coraggio a due mani, e gli feci visita dopo essermi nutrita dopo tanto tempo con una certa soddisfazione. Ma prima dovevo parlarne con Camila, mi ero decisa a non nasconderle nulla, i segreti e le menzogne non dovevano più esistere tra di noi.

“Non temere mia dolce niňa, andrà tutto bene vedrai… Non riusciranno a farci del male. “

Il suo sguardo era carico di terrore, ma anche di coraggio e voglia di vivere quando parlò: “Promettimi… promettimi che se dovessi percepire un pericolo, promettimi che tornerai subito da me…”

“Lo farò, sai che non posso vivere lontano da te…”

Le risposi dolcemente, baciandole lievemente la fronte.ntano da teMi allontanai dal carro e dalla mia dolce Camila, in direzione di quel lugubre luogo… Non capivo come la civiltà occidentale preferisse seppellire i propri morti piuttosto che bruciarne i resti…

Non ci volle molto per arrivare nei pressi del cimitero, vi entrai con passo lento ma deciso, il portone in ferro battuto era pesante e vecchio, alcuni cardini erano addirittura arrugginiti. Non feci nulla per nascondere la mia presenza, e nella mente continuavo a ripetere: “So che siete qui…” di modo che chiunque possedesse i miei stessi poteri fosse in grado di localizzarmi.

Un passo dietro l’altro, e mi ritrovai al centro del cimitero, una zona in cui presumibilmente venivano sepolti i nobili di quel paese, dalle lapidi semplici e grezze e dalle fosse comuni, si era passati a statue di fattura quasi perfetta, vere e proprie opere d’arte.

Rimasi qualche istanti ferma ad osservarmi intorno, in attesa di un suono che mi indicasse la presenza di qualcuno… Poi notai una statua in penombra, più trascurata delle altre, e compresi… Mentre mi dirigevo verso di essa mi costrinsi a non pensare ad altro se non al mio invito di farsi avanti, una volta davanti alla statua vi girai attorno in cerca di un passaggio nascosto, e proprio al di sotto del grande cespuglio di rovi alle sue spalle lo trovai. Era stato scavato molto tempo fa, e si gettava quasi in verticale verso il vuoto della terra. Il tanfo di muffa e morte mi inorridiva a tal punto da dover porre una mano sulla bocca, sebbene questo gesto apparteneva più alla mia parte mortale… Scesi le scale rudimentali scavate nella pietra per molti minuti, fino a quando non raggiunsi un piccolo cerchio illuminato solo dalla fievole luce della luna.

Improvvisamente un suono sordo proveniente dal muro alle mie spalle mi fece voltare, giusto in tempo per notare il grosso pietrone che si spostava per far spazio ad una figura dai capelli color del fuoco.

“Benvenuta nella nostra umile dimora… Reyko, ti stavamo aspettando…”

Continua…

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