Un luogo dannato

E invece vi ritornai, notte dopo notte, lasciando che Camila si godesse la bellezza di quella terra tanto declamata.

In principio ero curiosa di come vivessero gli altri della mia razza, poi compresi di quanto fossero ridicoli e ben poco affini alla vita in generale.

Passavano le notti in quella strana città sotterranea, vagando come zombi in cerca di carne putrida da divorare, pochi parlavano tra loro e quasi sempre queste conversazione erano sconnesse, quasi incompresibili alle orecchie altrui. Non un sorriso o delle risa venivano udite. Lentamente non mi fu difficile conoscerli tutti, apprendere chi era più incline a parlare e chi invece sembrava appartenere ad altri universi… In queste notti i loro nomi si sono persi nei mille ricordi e nelle gesta eroiche di altri, era come se, una volta ricevuto il dono dell’immortalità, attendessero come dei gusci vuoti…

Oltre a Dominique solo un altro nome è rimasto impresso nei miei pensieri, forse per la sua pericolosità e la sua sete, Etienne Durand.

Era un ragazzo di vent’anni circa, il classico standard francese di quei tempi, alto, dagli occhi glaciali e i capelli color del sole, con un’aggiunta di quell’aria da snob che si potrava dietro costantemente. Anche lui come Dominique vestiva abiti sudici e consunti. Uno dei pochi che non si tirava indietro davanti ad una buona conversazione.

Fu abbracciato qualche anno prima, e ancora tutto gli sembrava nuovo e appetibile, forse per questo motivo che risultava essere più simpatico degli altri.

Una notte decisi di cacciare con loro, Dominique e Etienne.

La notte era umida per via della pioggia incessante di quel periodo, ma ciò non fermò certo la vita di quella città.

Gli uomini andavano in giro con i loro mantelli e i cappelli, attraversando le strade su quelle loro carrozze tanto sfarzose, molti altri invece erano seduti sui marciapiedi bagnati, il volto tra le mani sporche, in cerca di qualche moneta per poter mangiare. Di qualche passo dietro ai due francesi restavo ad osservare in silenzio i loro movimenti e le occhiate che lanciavano di tanto in tanto nei vicoli più bui. I loro passi sembravano seguire un cammino casuale, ma imparai che nulla per loro era casuale…

Ben presto si fermarono di fronte ad un grande palazzo a base rettangolare, sembrava un ospedale, con le griglie alle finestre e le porte sprangate. Da esso arrivavano pianti e gemiti… Poi compresi, era un orfanotrofio.

Impallidì…

Poi tutto accadde troppo velocemente perchè potesse essere vero. Le due figure si inoltrarono nella penombra del vicolo, passarono oltre la porta dello stabile senza far alcun rumore, qualche minuto dopo ne uscirono con in braccio due bambini piccoli, entrambi addormentati.

Li osservai per un breve istante, negli occhi di Etienne scorsi una follia ben radicata e una scintilla di eccitazione nel guardare il fagotto che aveva tra le braccia, Dominique invece rideva, posando i suoi occhi neri su di me, mentre cullava il piccolo che portava con se. Non potei assistere oltre, con il favore delle tenebre me ne andai, lasciandoli soli…

La notte successiva non volevo tornare da loro, camminai per la città, assaporando gli odori delle prime ore della sera, quando, svoltato un angolo mi trovai dinnanzi a Dominique ed Etienne:

“Ci sei mancata ieri notte Reyko, saresti dovuta restare, il banchetto era grandioso…” La voce di Etienne aveva un tono isterico quasi.

Li osservai entrambi, mentre Dominique aveva un sorriso perenne sul volto: “Abbiamo un’educazione troppo diversa, sono solita nutrirmi di ben altro sangue…” La rabbia ribolliva in me, si erano nutriti del sangue di innocenti, non potevo sopportarlo, nei loro volti vedevo quello di Camila…

“Nessuno, è al sicuro con noi, siamo predatori…” Era Dominique ora che parlava: “Il sangue innocente ci aiuta a restare in questo mondo, ci da nuova forza e ardito vigore, senza di esso moriremmo… Devi renderti conto Reyko che ormai noi siamo morti, ci siamo lasciati alle spalle ogni genere di vita, non possiamo intrattenerci con i mortali, viaggiare con loro… Dopotutto loro sono il nostro pranzo, e di tanto in tano ci concediamo un premio per così dire, per aver rispettato le nostre regole. Ben presto capirai queste parole e ti unirai a noi, sono solo carne, che presto o tardi marcirà…”

Non potevo credere a quelle parole, erano oscene, quelle parole rimbombavano nella mia testa, martellando incessantemente dalla paura di andarmene da loro, nessuno era al sicuro in quel luogo…

“A domani notte Reyko” prima di andarsene Etienne si voltò verso di me salutandomi come avrebbe fatto un bambino contento del regalo ottenuto.

Restai immobile per qualche minuto, incapace di muovermi e di pensare, poi decisi. Un luogo del genere non avrebbe avuto vita lunga, e loro al momento erano in troppi, non potevo fronteggiarli.

Mi mossi più veloce che potevo per raggiungere Camila, ma nella nostra stanza non c’era, chiesi all’oste e a chi era presente in taverna, ma nessuno l’aveva vista fare ritorno. Uscì di nuovo, avevo soltanto poche ore prima che sorgesse il sole, dovevo trovarla e portarla via da quel posto. Visitai musei, chiese, taverne… Poi passando da fuori ad un cafè lontano dal centro sentì la sua risata ed entrai, la scorsi in un angolo dell’affollato locale, era in compagnia con altre due ragazze pressapoco della sua età.

Mi pianse il cuore nel doverla strappare a quella allegria ritrovata, ma ne andava della sua salvezza. Le feci un cenno, e con grazia si liberò di quelle ragazze.

Si diresse verso di me, il sorriso ancora sul suo volto si spegneva ad ogni passo che si avvicinava a me…

“Qualcosa non va Señora?” il suo tono era seriamente preoccupato, mentre gli occhi cercavano una conferma.

“Si piccola mia, dobbiamo andare via da qui subito. Mi dispiace” Le carezzai il volto e lei annuì.

Tornammo in taverna e preparammo i bagagli, pagai generosamente l’oste e ci apprestammo a lasciare quel luogo dannato…

La carrozza percorse tutta la città, e all’altezza del cimitero percepì qualcosa, mi sporsi e vidi Etienne e Dominique dall’altra parte della strada, il volto contorto in una maschera di rabbia furiosa.

Nella mente sentì il sussurro di Etienne: “Ti daremo la caccia, dovunque andrai non sarai mai al sicuro Bambola di Porcellana, tu e la dolce creatura che ti porti dietro, non potrete scappare per sempre…”

Poi tutto tacque, mentre in lontananza il sole sorgeva io scivolavo in un sonno di eterni incubi.

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2 Risposte to “Un luogo dannato”

  1. Excuse me but the image that you are using is mine, and I would appreciate if you put the link to where you can find it (this link -» http://ankhwedjaseneb.deviantart.com/gallery/#/d28paii) or deleted the image if you don´t want to put. I don´t mind people using my images but, please, at least put the link to where it comes from.

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