Un brusco risveglio

“Credi davvero stia bene?”

“Certo”

“Non ne sono molto convinta, ormai il tramonto è passato da un pezzo, non è normale riposare per così tanto tempo…”

“Sta bene, smettila di preoccuparti! Mi stai annoiando più della sua vista!”

“Guarda, Kajal, sta piangendo ancora…”

“Uff, ci mancava solo questa, lasciala perdere Anhita e vieni via, ora basta!”

Silenzio, terribile e opprimente silenzio. Erano secoli ormai che non provavo tale pace, i pensieri lontani di persone a me sconosciute, le risa e le urla… La sua voce. Nulla.

Sapevo cos’era successo, ricordavo il treno, il suo dondolio frenetico, gli scossoni della carrozza mentre lasciava i binari e si rotolava su se stessa come un’irrefrenabile corsa. Il trambusto e la paura di quelli vicino a me, le loro urla disperate alla ricerca di un loro caro… L’odore del sangue, mai come in quel momento mi era parso così irresistibile, invitante…

Per quanto volessi dimenticare non potevo negare cosa fosse successo, e temevo il fatale incontro con Lei, perchè sapevo che aveva visto la furia della sete nei miei occhi, non potevo tardare quel momento, dovevo spiegarle.

“Camila!” Mi voltai ma intorno a me vi erano solo quattro pareti di pietra spoglie. Lentamente mi alzai dal freddo giaciglio in cui avevo riposato, dirigendomi a piedi nudi verso la porta chiusa in legno, ma appena mi avvicinai, questa si aprì.

La figura davanti a me la ricordavo, era lei che mi aveva salvata. Era però più alta di quello che ricordavo, e i suoi capelli sembravano fiamme vive sulla sua testa, lunghi ricci in preda ad un vento proveniente da un altro mondo. I suoi occhi ora che li avevo davanti erano di un nero profondo, due abissi in cui poter sprofondare senza alcun rimpianto. Gli abiti erano logori ma di buona fattura e di tempi quasi recenti.

Sorrise quando mi vide, mentre mi veniva incontro con passo affrettato: “Finalmente, temevo di non rivederti più sveglia…” Aveva una voce squillante, alta fin quasi a danneggiarmi le orecchie, mi abbracciò mentre continuava a parlare: “Alcuni di noi dopo un trauma forte decidono di loro spontanea volontà di dormire per un tempo indefinito, come a voler dimenticare il loro passato, sono contenta che tu sia qui ad affrontare tutto con con grande coraggio.”

Coraggio? Ma di cosa stava parlando, se avessi potuto sarei scappata lontano da tutto, da quel luogo triste, dal fiume di parole che mi aveva appena travolto, dalla decisione di intraprendere quel viaggio assurdo.

Avrei voluto fare come qualche tempo fa, mentre mi lasciavo alle spalle quel maledetto Hijo de Puta… Ma lei mi teneva legata dai suoi discorsi, con quella strana voce.

Dopo qualche istante tra una pausa e l’altra le chiesi: “Chi sei?”

Il suo volto si illuminò quasi le avessi fatto la grazia di rivolgerle la parola.

“Io sono Anhita, è un piacere poterti ospitare qui, devi essere davvero stravolta, presto ti rimetterai ne sono sicura, basterà qualche notte di caccia e tutto tornerà come prima…”

“Per quanto tempo ho dormito?” Le chiesi.

“Hai dormito per tre notti intere, avrai fame. Vieni, io e mio fratello ti faremo da guida.”

Non avevo forza a sufficienza per farlo da sola, lo sapevo bene, e per quanto questo mi disgustasse non potevo far altro che affidarmi a questi due estranei.

Estranei… No, conoscevo qualcuno che doveva essere da quelle parti, da sola in cerca di me, di quella forza che lei non aveva, di una spalla su cui poter piangere e riposare, con la certezza nel cuore che vi era qualcuno che l’avrebbe difesa da tutto… Ma ora era sola, triste e disperata.

“Le persone coinvolte nell’incidente, tra di loro vi era una ragazza di poco più di vent’anni, il suo nome è Camila… Sai dove poterla trovare?”

A tali parole il suo volto perse il sorriso, e il suo sguardo divenne più cupo e pensieroso…

“Mi dispiace, ma non c’è nessun sopravvissuto tra i mortali coinvolti nell’incidente…”

La sua voce ora era solo un sussurro ultraterreno che continuava a rieccheggiare nella mia testa. Nessun sopravvissuto… Non era possibile, sapevo che lei si era salvata, l’avevo vista, ferita ma viva…

Dovevo trovarla, ma ero in condizioni pietose, sapevo di avere i lineamenti deformati per la fame. Dovevo attendere e capire…

Continua…

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