Pietra e Aria

… L’essere che uscì da quel buco era una meravigliosa donna, una bellezza di un altro secolo, il volto era bianco e liscio come il marmo, i capelli, al contrario erano del colore del fuoco, e gli occhi erano perle nere, nelle quali si poteva facilmente perdere la propria anima. Studiai attentamente la sua figura, il contrasto tra la sua bellezza e la decadenza degli abiti che indossava, quasi non le importasse che fossero ormai dei brandelli di tessuto legati insieme a stento.

“Aspettavate me… Non comprendo” La mia voce rieccheggiò in quell’antro, era come se stesse parlando qualcuno altro, mentre io ero una testimone silente di quel bizzarro incontro.

“Non potresti comprendere. Ti basti sapere che prima o poi tutti quelli della nostra razza arrivano a noi, dovunque essi siano, trovano sempre la strada per arrivare a casa.” Il suo volto si deformò in un falso sorriso, la luce infondo agli occhi era piena di follia.

Si voltò ad indicarmi l’apertura dalla quale era arrivata: “Voglio mostrarti che dopo tutto non sei sola, noi preferiamo riunirci in piccoli gruppi, per sostenerci a vicenda…”

Ancora oggi non so dire cosa mi spinse a muovere i miei passi verso quella fessura, forse curiosità, o forse la remota speranza sotterrata nel mio cuore che dopo tutto due o più individui della nostra razza possano coesistere insieme, aiutandosi e supportandosi… Non essere più da sola, senza dover nascondere chi sono…

Entrai.

La donna dai capelli rossi dietro di me, sapevo che mi seguiva sebbene i suoi passi fossero leggeri, come quelli di un predatore che, affamato segue la preda in attesa del succulento pasto.

L’oscurità si faceva sempre più fitta mano a mano che mi inoltravo in quel passaggio, fino a quando una piccola fiammella annunciò il traguardo. Mi trovavo in una stanza esagonale, dal soffitto ad archi, da qui si diramavano cinque stradine ricoperte di ciottoli… Erano le fondamenta della città. Istintivamente mi chiesi come fosse possibile vivere in quel posto, lontano da qualsiasi cosa di vivo.

Tutto intorno a me piano piano scorsi piccoli occhi nel buio, mi studiavano, osservavano i miei vestiti, i capelli, i miei pensieri…

Mi voltai verso la donna, sul suo volto ancora il sogghignio di poco prima, allargò le braccia, come se volesse abbracciare l’intera stanza:

“Io sono Dominique e questi sono i miei fratelli e le mie sorelle, benvenuta in Francia.”

Dalle tenebre uno ad uno si rivelarono dodici volti, tutti diversi tra loro, ridevano e osservavano con curiosità la mia figura…. E anche se non avevo necessità alcuna di respirare, in quel momento mi mancò l’aria, e tutto fu buio…

Continua…

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