La tana del lupo

… Li guardai tutti, uno per uno, osservavo i loro volti ghignanti e quanta repulsione provai allora, nel capire che ero finita nella tana del lupo. Ma allora erano altri tempi, in cui cercavo la compagnia di altri immortali, sperando di trovare un conforto e una guida che non avevo mai avuto.

Desiderai ardentemente stare con loro, sebbene il posto fosse sudicio e squallido, ma dietro di esso si fece largo un nome nella mia mente che non potei ignorare, sebbene potessi bandirlo rendendolo soltanto mio.

Presi un sospiro profondo, poi parlari: “E’ un piacere sapere che ci sono altri della nostra razza, ma non sono qui per restare, il mio viaggio deve proseguire per mete ben più distanti.” Cercai di essere il più cordiale possibile, anche se una paura incombente si faceva sempre più pressante.

“Non puoi lasciarci così presto” disse Dominique, il volto ora atteggiato ad una maschera triste: “Resta per qualche giorno, il tempo necessario per conoscerci meglio, dopotutto hai ragione, è tremendamente difficile trovare uno di noi in giro, a maggior ragione qualcuno che fa sfoggio della sua ricchezza.”

La paura divenne terrore, simile a quello che provai anni addietro, quando temevo di morire affogata, ero in trappola, non potevo evitare tutto questo, ne sarebbe scaturita una caccia senza tregua…

Scrollai lievemente le spalle: “Daccordo resterò per un pò, il tempo necessario per attendere la prossima diligenza per proseguire il mio viaggio.” cercai di mantenere un tono tranquillo e il più sincero possibile.

“Fantastico” esclamò Dominique, la voce squillante quasi mi assordò tanta era la sua euforia. “Torna domani notte appena poco dopo il tramonto, così potremo passare più tempo insieme.” A qualcuno sfuggì una sottile risata, troppo breve per credere che fosse reale.

Annuì ed uscì dal passaggio che mi aveva portato in quel luogo.

Vagai per la città, senza guardarla realmente, la sua bellezza non riuscì a scuotermi da quel torpore, da quella paura che provavo così vivamente… Non ricordo per quanto tempo restai in quello stato, due ore, forse tre, poi lentamente quando trovai la calma tornai da Camila, che nel frattempo era riuscita a trovare una stanza in una locanda molto appartata in uno dei quartieri più fatiscenti di Francia.

Le raccontai tutto, non potevo nasconderle il mio turbamento, e lei dolcemente mi disse che si fidava di me, del mio giudizio e del mio istinto e che tutto sarebbe andato per il meglio, ora che ci apprestavamo a iniziare una nuova vita…

Ah quanto si sbagliava la mia dolce bambina, se avessi avuto la saggezza che ho ora, dopo tanti secoli, avrei preso la prima carrozza e sarei corsa via, veloce come il vento da quella tana.

Continua…

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