La congrega

… Volevo urlare, la testa era colma di immagini caotiche e suoni assordanti, non riuscivo a riflettere, era successo tutto troppo in fretta, mi mancava persino l’aria di cui non avevo bisogno per respirare.

Panico.

Come avevo potuto perdere Camila in quel modo folle? Ero un immortale con una forza senza eguli eppure in quel momento mi mancò il coraggio di reagire.

Rabbia.

Avevo ucciso un’innocente, e lo avevo fatto senza pensarci, senza riuscire a fermarmi. Che fine aveva fatto il mio autocontrollo, la mia freddezza di sempre?

Dolore.

Volevo soltanto che le voci nella mia mente smettessero di urlare, volevo solo che le immagini smettessero di vorticare.

Uccidere.

Uccisi tutta la notte, non mi fermai nemmeno dopo aver placato la mia sete, davanti alla presenza di due estranei appartenenti alla mia stessa razza. Fui spietata con chiunque mi attraversasse il cammino, non curante di quello che pensavano quei due.

Andai a caccia con loro per le strade di quel paese dimenticato da tutti, erano assassini spietati assetati di sangue e cinici.

Non facevano distinzione tra innocenti e malfattori. Non avevano regole e vivevano solo per sopravvivere. Li guardai cibarsi, e pensai che forse avevo frainteso tutto, che forse il loro modo di vivere era quello giusto, o semplicemente quello più facile, nessun rimorso nessuna morale…

Poco prima dell’alba mi condussero nel loro nascondiglio, un campo sotterraneo pieno di cripte antiche. Scivolai in un sonno immoto.

Finalmente tutto era silenzio.

L’indomani scoprì che non erano gli unici in quel villaggio, ce n’erano molti altri, tutti come loro. Si incontravano in un campo nomade appena fuori dal centro abitato. Non curavano i loro abiti ne i loro modi verso i mortali, sebbene avessero una stretta etichetta nei confronti dei “governanti” di quelle terre.

Una sera mi condussero alla presenza di quello che loro chiamavano “Principe”, un vampiro che aveva diritto di vita e di morte su tutti i vivi e non.

“Devi farlo Reyko, sono le nostre regole, vedrai è più semplice di quanto tu possa pensare.” disse Anhita sottovoce prima di entrare nelle sale del Principe.

“Si ma io non resterò qui a lungo, devo soltanto recuperare tutte le mie cose, e poi me ne andrò.” risposi con un filo di voce, era una cosa che non mi piaceva per niente, sebbene comprendessi perchè devo farlo…

“E’ solo questione di minuti, poi potrai ritornare ai tuoi affari. E’ una formalità nulla di più.” rincarò la dose Kajal.

“Ah daccordo, facciamola finita!” Lanciai una breve occhiata ai due che sorrisero compiaciuti ed entrai nella stanza.

La figura davanti a me era seduta con eleganza su un piccolo trono fatto di ossa, ancora oggi non saprei dire se fosse un uomo o una donna, i suoi lineamenti erano a dir poco perfetti, neutri. Aveva spalle larghe coperte da un mantello fatto di pelli di lupo bianco, gli occhi erano di un nero profondo, mentre i capelli castani incornicivano il volto arrivando ben oltre la schiena.

Mi guardò, come se stesse scrutando la mia anima, poi sentì un pizzicore alla base del collo, di rimando sorrisi lievemente mentre approntavo le mie più efficaci difese mentali per impedirgli di leggermi i pensieri. Inclinò la testa verso destra mentre il suo sguardo si faceva ancora più interessato.

Feci qualche passo avanti poi mi fermai.

“Mi chiamo Reyko Tanako, vengo da Toledo e Vi chiedo di poter dimorare per qualche tempo nel Vostro villaggio.” dissi con voce che rimbombò per tutta la stanza vuota.

Per tutta risposta lui non disse nulla fece solo un cenno col capo di assenso, mentre un sorriso quasi sadico affiorava sul suo volto perfetto deturbandolo in tutti i modi possibili. Lo ringraziai e poi uscì con passo lento da quella stanza.

Anhita e Kajal mi portarono in seguito in una stanza dove si intrattenevano tutti i membri di quella congrega. Vampiri che vivevano con le stesse superstizioni dei mortali. Ben presto infatti appresi che non entravano nei luoghi sacri per paura di essere inceneriti, non si mostravamo mai ai mortali se non per cibarsene, non badavano alle loro vesti o ai loro rifugi, erano parassiti, piattole di un mondo che deve celarsi per paura di essere schiacciato.

Erano folli, sadici in ogni modo possibile. I loro incontri si tenevano una volta a settimana e discutevano per ore di cosa era uscito o entrato in città, di come avevano torturato e poi ucciso un barbone o un nobile che era stato così sfortunato da incrociare il loro cammino.

Presto mi accorsi che erano vuoit e superstiziosi, nonchè infinitamente noiosi, pensai ancora a Camila, e a Esteban, al tempo in cui vivevamo a Toledo…

Nessuno di loro sospettava dei miei poteri, se non ovviamente il Principe, anzi sembrava che nessuno di loro potesse leggere nel pensiero, così mi sentì libera di carpire dalle loro menti qualche informazione in più su come si era formata questa congrega, le origini e i vizi di tutti.

Fu così che una notte vidi il volto più straziante e dolce che conoscevo. L’avevano trovata in un lazzaretto e portata in uno scantinato fuori dalla città. La tenevano prigioniera, non volevano ucciderla, ma per sfregio volevano trasformarla e renderla una di loro. Mi bastò scorgere i suoi occhi pieni di lacrime e un’antica fiamma si riaccese dentro di me. Nulla aveva più significato, quel luogo, il Principe, Anhita e Kajal… Nulla.

Uscì di corsa dall’edificio e non appena fui all’aria aperta mi accorsi che c’era una nota stonata nella notte, qualcuno era nell’ombra appostato nei dintorni dove si radunavano questi immondi succhiasangue, in attesa che uscissero dal loro fetido nascondiglio.

Mi concentrai per individuarlo, era dietro di me, sul tetto di un edificio fatiscente, la sua mente era calma, il cuore batteva con regolarità, ma tremava nel profondo per il timore di fallire, non glielo avrebbe perdonato…

Un respiro, poi un altro… Alla fine scoccò un dardo nella mia direzione, mancò il mio cuore, andandosi però a conficcare nella mia spalla sinistra, lo sentì invenire e trafficare con la balestra per ricaricarla, ma ero troppo veloce ed ero già uscita dalla sua visuale. Non badai a lui, alla sua mente, a chi lo aveva ingaggiato… Pensavo soltanto a Camila.

Continua…

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