Il principio della fine (utlima parte)

.. Mentre mi dirigevo verso la Chiesa tutto sembrava immoto, come se la terra stessa avesse smesso di respirare. Non vi era nessuno per le strade di Toledo, non quella sera. Un’insolito spirito di sopravvivenza aveva tenuto tutti legati a casa, vicino al focolare e lontani dai guai. Come se sapessero…

La distanza che mi separava dalla Cattedrale sembrava immensa, sebbene distasse solo qualche miglio dalla casa di Esteban. Pensieri terribili vorticavano nella mia testa, e i loro volti si alternavano in uno strano gioco macabro…

Nessuno sapeva cosa sarebbe successo.

Come sola testimone avevamo la luna piena, che scrutava e giudicava le nostre scelte… Vivere o Morire?

Senza rendermene conto mi trovai l’ingresso dell’enorme edificio davanti. Calmai il passo e i pensieri, chiunque fosse l’arteficie di tutto questo non doveva percepire la mia paura, e il senso di fatalità che ad ogni mio passo cresceva. Non notai lo splendore della Chiesa di San Juan de Los Reyes, non ne avevo il tempo, ne tanto meno la voglia… Quello che sapevo è che aveva scelto un palcoscenico sicuramente d’effetto… Essendo ancora legata alle vecchie credenze della mia terra non avevo alcuna soggezione ad entrare in un luogo simile, e non credevo alle voci che di notte affollavano le taverne; non ho mai esitato davanti ad una corona d’aglio, o ad uno splendido crocefisso… Entrai, senza esitare, aprendo con estrema facilità il portone in pesante legno.

Un passo dopo l’altro iniziai a percorrere la navata centrale della Chiesa. Dalle alte finestre entrava abbastanza luce lunare da poter distinguere chiaramente l’arredo delle panche e i grandi affreschi, nonchè l’immenso altare fatto di oro, argento e chissà quale altro materiale pregiato. Intorno a me potevo ancora percepire l’odore dell’incenso usato nell’ultima messa serale. Tutti i miei sensi erano tesi, simili più a quelli di un predatore, che a quelli di un umano. Non potevo permettermi nessuna debolezza, e sopratutto non potevo permettermi nessun errore.

Ricacciai ogni altro pensiero, e mi dedicai al solo presente.

Non appena arrivai a metà della navata una fievole luce di candela venne accesa dal pulpito. La visione che mi si presentò mi raggelò il sangue nelle vene. Alla sinistra del grande crocefisso dell’altare vi era la mia dolce Camila, appesa, a simulare la stessa crocefissione, la testa inclinata a destra e i capelli che le ricadevano sul volto, respirava, di questo ero sicura. Ma al momento non era cosciente. A destra invece vi era Esteban, era piegato sulle ginocchia, il capo chino, le mani legate dietro la schiena, perfino da quella distanza potevo vedere che era stato brutalmente picchiato, fino a quando non si fu abbassato al suo volere…

E poi, una voce parlò…: “Benvenuta! Non pensavo saresti arrivata così in fretta. Devi tenere davvero molto a loro, visto che non ti sei nemmeno presa la briga di cibarti adeguatamente prima di venire qui.”

Mi voltai ad osservare il volto di quella voce lugubre e monotonale, il suo tono, che forse per via dell’acustica della Chiesa, mi fece rabbrividire per un istante, sembrava provenire dall’oltretomba. Aveva ragione, in tutto il mio vagabondare non avevo badato alla mia sete, che lentamente, iniziava a farsi strada nella mia mente.


Tuttavia non dovevo perdere il controllo. Osservai più attentamente la sua figura. Aveva lunghi capelli neri che incorniciavano il suo volto e gli occhi erano di un profondo colore d’inchiostro. Portava vestiti curati e di buon taglio, sebbene fossero vecchi. Ma quello che mi interessava non era la sua faccia… Era la sua mente… Un lampo di ricordi, rabbia e rancore, si mescolavano tra la sua vita mortale e quella immortale… Poi un volto che riconobbi subito.. Era l’uomo con cui avevo combattutto tempo addietro, quando incontrai Esteban. Era suo fratello.

Stranamente non si accorse di quello che potevo percepire da lui.

Chinai appena il volto in avanti e sogghignai appena al pensiero che non poteva fare altrettanto con me…: “Loro non ti devono interessare, questa è una questione che dobbiamo risolvere io e te…” La mia voce aveva un tono basso, e calmo, come se volessi provocarlo solo con esso.

“Non mentire!!” Urlò lui. “Sai benissimo che loro c’entrano tanto quanto te…! Dopotutto sei stata tu a far si che fossero parte integrante di tutto questo. E’ colpa tua se ora si trovano in questa situazione. Dovevi lasciarli nell’ignoranza della loro mortalità se volevi che non venissero coinvolti in affari immortali.”

“Non è certo colpa loro se tuo fratello non era abbastanza forte da tenermi testa, Damian.” Fu la mia replica.

Sussultò nel sentire il suo nome, che ancora non aveva pronunciato davanti a me. La rabbia in lui crebbe maggiormente, ora che sapeva che potevo leggergli il pensiero. Ma durò un breve istante, aveva qualcosa che lo rendeva sicuro di se, attese un istante, raccogliendo la poca calma che gli era rimasta e poi replicò:

“Beh allora non c’è bisogno che io ti dica cosa ci facciamo qui!” Si voltò verso Camila, e con passo deciso le si avvicinò e le sfiorò una ciocca di capelli con la mano. Si chinò lievemente e ne respirò l’odore socchiudendo gli occhi. “Devi solo scegliere a chi tieni di più, Bambola di Porcellana, la piccola e innocente Camila, che ha ancora davanti a se tanti anni di vita… Oppure…” Si scostò da lei per andare questa volta verso Esteban, si inginocchiò per portarsi alla sua altezza e gli sollevò il volto con due dita della mano. “Oppure… Questo giovane irresponsabile che arde di un fuoco insolito per i mortali.”

Sorrise quando si accorse che Esteban era ancora cosciente, sebbene al momento io non sapessi dire quali fossero le sue condizioni. I due si osservarono per qualche istante, e nel profondo pregai, sperando che, almeno per una volta nella sua vita Esteban facesse la scelta giusta per la sua situazione… Non terminai nemmeno di pensarlo che un ghiuzzo divertito gli balenò negli occhi e con le poche forze che ancora gli rimanevano sputò in faccia al vampiro che aveva davanti, il quale, preso alla sprovvista da tale gesto non riuscì a far altro che stare fermo per un secondo.

Sorrisi a quel gesto, era proprio da lui essere insolente anche davanti alla sua morte… Ma sapevo anche che lui mi aveva offerto l’occasione di poterli salvare entrambi.

Non attesi un istante di più, corsi più veloce che potevo per raggiungerlo, tanto che per un istante pensai di poter volare. Un ruggito inumano sfuggì dalle mie labbra quando gli arrivai addosso. Lo spinsi indietro, allontanandolo da Camila e da Esteban. In un primo momento lo colsi di sorpresa, tenendogli testa nella forza fisica. Ma non appena ebbe preso coscienza di quello che stava succedendo reagì immediatamente.

“Questa volta hai sbagliato!” Urlò, mentre con estrema agilità schivava i miei attacchi. Aggrottai la fronte, nel vedere sul suo volto un’espressione divertita.

Io continuavo il mio attacco, cercando di colpirlo, lui, continuava a schivarmi… Per qualche minuto continuammo così, che se esistesse solo questo gioco tra di noi. Ma poco dopo, il suo volto divenne serio e cupo. E iniziò a contrattaccare. I suoi pugni erano veloci, troppo per me…

Uno… Due… Tre…

Il suo quarto attacco mi colpì inaspettatamente in pieno volto. Feci qualche passo indietro andando a sbattere contro l’altare, senza mai distogliere lo sguardo da lui. Sicuramente era più abile e forte del fratello. Mentre cercavo di recuperare l’equilibrio lui si risistemò i vestiti e prese una posizione retta e composta.

“Questa è la fine per te Bambola di Porcellana, torna ad essere cenere…”

Fece un singolo gesto con la mano destra. Non capì subito cosa stesse facendo, poi iniziai a vedere delle spesse braccia d’ombra salire dal pavimento, e lentamente si stavano avvolgendo alle mie gambe e alle mie braccia. Erano tremendamente forti, e per quanto tentassi non riuscì a liberarmi da esse. Ero bloccata, in trappola.

Con un ghigno malvagio mi guardò nella mia impotenza. Poi lentamente si ricompose e si diresse verso Camila. “Io so benissimo che tieni moltissimo a questa giovane ragazza, dopotutto chi non si affezzionerebbe a lei? E’ dolce, e molto intelligente… Un agnello da nutrire a sazietà.” Quando le fu davanti estrasse un piccolo pugnale dalla giacca lunga. Iniziò a giocherellare con l’arma, spostandola da una mano all’altra, mentre con gli occhi sembrava assaporare la sua prossima vittima.

“Non osare!” Urlai. Cercai di nuovo di divincolarmi da quelle braccia fatte d’ombra, ma ero impotente… Non potevo guardare senza far nulla, dovevo trovare un modo per liberarmi e fargliela pagare.

“Sai, inizialmente pensai di ucciderti, per aver messo fine alla non vita di mio fratello, poi ho iniziato a seguirti, e a conoscerti meglio… Ora so che la vita di questi due mortali valgono più della tua non vita… Ti lascerò vivere con il rimorso che tu sei stata l’artefice della sua morte.” Disse con un filo di voce.

Tutto iniziò ad avere dei contorni rosso sangue, la chiesa, l’altare, il Cristo, Damian, Camila ed Esteban. Capivo che ormai il mio controllo era instabile e la sete che provavo iniziò a bruciare nella mia testa.

Si portò più vicino a Camila, e non appena sollevò il pugnale fu colpito da una massa di qualcosa. Inizialmente non capì nemmeno io cos’era successo. Poi osservando meglio vidi il corpo di Esteban steso di lato accanto a quello di Damian. Aveva le braccia rotte e le spalle lussate, ma era riuscito ad alzarsi e a scaraventarsi sul vampiro prima che questo potesse far del male a Camila.

Ma Damian era ancora lontano dall’essere sconfitto. Lentamente si stava rialzando…: “Figlio di un cane. Ucciderò prima te, e poi mi nutrirò di quella piccola e innocente ragazza… Non lo sai che il sangue degli innocenti ha un sapore ancora più dolce…?”Una volta in piedi, osservò il corpo di Esteban e iniziò a percuoterlo, con i calci, con i pugni… Poi si accorse di aver perso il pugnale. Si voltò per cercarlo, e una volta individuato si apprestò a recuperarlo. Si volse di nuovo verso Esteban: “Di le tue ultime preghiere Hijo de puta! Osserva il tuo giovane mortale servitore morire Bambola di porcellana…” Alzò la mano che teneva l’arma e si preparò per affondare il colpo.

Non so nemmeno io cosa successe di preciso. Quando lo vidi colpire ripetutamente Esteban, e prima ancora mentre si avvicinava a Camila, pensando di nutrirsi di lei… Tutto mi aveva dato alla testa. Non avevo mai provato tale rabbia, ne avevo mai provato tanta sete… Decisi di fare un ultimo tentativo e cercai di contrastare la forza di quelle braccia informi, che sotto una pressione così forte e inusuale anche per me si spezzarono. Non appena fui libera mi avventai su Damian, che ora mi dava le spalle. Non riuscivo a pensare ad altro se non a liberare Camila e salvare Esteban. Presa da una furia cieca lo scaraventai di lato, liberando Esteban dal peso del vampiro. Guardai Damian, senza in realtà vedere chiaramente il suo volto. Sapevo solo che dovevo liberarmi di lui, che se non avessi messo fine a tutto questo non avremmo più avuto un futuro. E in un impeto di follia omicida, mi avventai sul suo collo per bere quanto più sangue potessi.

Bevvi, bevvi,e bevvi ancora. Il suo sangue bruciava nella mia gola, facendomi impazzire ancora di più. Sentivo la sua anima combattere per resistere e sopravvivere, ma io avevo sete, dovevo calmare lei e la sua rabbia. Non potevo perdonarlo.

Per lui c’era solo un mostro con gli occhi rossi e le fauci affamate. E nonostante ciò bevvi ancora, fino a quando la sua anima non ebbe più segreti. Vidi la sua vita mortale, i giochi e i sogni di un bambino… Vidi l’amore di un fratello che colmava le tenebre in cui era sprofondato… E poi non vidi più nulla. Solo allora mi accorsi che tra le braccia non avevo nient’altro che un cumulo di cenere che un tempo era stato il mio nemico.

Restai in ginocchio per qualche istante, lasciando che il suo sangue e la sua anima scorressero nel mio essere… Sapevo di aver fatto una cosa orribile, di aver bevuto non solo il suo sangue, ma anche la sua anima e i suoi sogni… Sapevo che era stato necessario.

Non appena ripresi coscienza del mio essere e non appena recuperai la calma abituale, mi avvicinai alla piccola Camila, la slegai e la coprì con il mio soprabito, lasciandola per un istante appoggiata all’altare, sebbene fosse ancora priva di coscienza, stava bene, non aveva subito nemmeno un graffio. Poi vi voltai verso Esteban.

E tremai per quello che vidi…

Sebbene il mio attacco fosse stato repentino, Damian era riuscito nell’intento di colpirlo gravemente con il pugnale. Aveva bisogno di aiuto. Non potevamo stare ancora per molto in quella chiesa, così presi entrambi e mi diressi verso casa nostra più veloce di quanto l’occhio mortale possa vedere.

Sistemai Camila alla bene e meglio sebbene con cura. Poi mi dedicai alle ferite di Esteban. Lo sistemai vicino al camino, sudava freddo ed era febbricitante. La maggior parte delle ferite poteva essere curata con qualche goccia del mio sangue, ma la ferita che gli aveva inferto con il pugnale era letale. Non restava molto tempo per fare qualcosa. Portarlo da un medico equivaleva a lasciarlo morire… Ma non potevo nemmeno guarire quella ferita come le altre…

Non pensai nemmeno per un istante di lasciare che la sua vita terminasse. Ormai era troppo legato a Camila e troppo a me.

Non avevo tempo per altro… Non sapevo nemmeno esattamente come fare a salvarlo, quindi decisi di affidarmi all’istinto.

Bevvi il sangue in eccesso dalla ferita del pugnale, sentì il suo cuore battere come un insieme di tamburi, sempre più forte, sempre più veloce., come una musica incessante. Poi quando quella strana melodia sembrava al suo culmine smisi. Se avessi continuato, lui sarebbe morto… E invece io mi recisi un polso e lo accostai alla sua bocca.

Mentre il mio sangue colava nella sua bocca per donargli la non vita, mi chinai appena verso di lui e gli sussurrai:

“Perdonami…”

Fine

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