L’inizio della fine

Mi allontanai, silenziosamente, senza mai dare le spalle a quelle lettere incise eternamente sulla pietra. Un passo dietro l’altro. Arrivata alla cancellata del tetro cimitero diedi le spalle alla lapide e me ne andai.

Camminai lungo le vie di Toledo, un fantasma dal volto cinereo, senza badare alla feccia peggiore che girava in quelle ore in città. Un alito di vento gelido che non voleva e non poteva tornare a casa.

Oggi non ricordo per quanto tempo vagai in quello stato, so solo che incosciamente svoltavo un angolo dopo l’altro, incurante di cosa mi si parava davanti, la mente offuscata da mille ricordi, mille passati, come un film che viene proiettato velocemente davanti agli occhi, senza mai soffermarsi su un particolare, un volto se non quelle parole scritte con il fuoco.

Ad un tratto il vento proveniente dalla costa non c’era più, tutto intorno era rischiarato da una tenue luce di candele e un persistente odore di incenso invadeva i miei sensi portandomi per mano a rivivere nel presente… Mi trovavo in una chiesa.

Mi guardai intorno, a quell’ora tarda non vi era nessuno al suo interno che pregasse, sebbene le porte fossero state lasciate aperte per chi non aveva un rifugio per la notte. Non so come o cosa mi spinse ad entrarvi, dopotutto non ero cristiana, tuttavia mi trovami tremendamente a mio agio in quel luogo. Mi guardai attorno intimorita e incuriosita allo stesso tempo, poi decisi di sedermi su una delle tante panchine che erano state disposte nel centro della sala. Osservai i dipinti e le statue nelle alcove, e mi chiesi come mai tutti quei volti fossero così tristi… Poi ricordai il volto di Camila così simile ai volti di quei Santi la prima volta che la vidi.. Immaginai che anche i suoi cari avevano avuto la stessa espressione quando si accorsero che la loro amata Camila era misteriosamente scomparsa…

Nella mia mente era reale tanto quanto quella chiesa. La disperazione della madre, la testardaggine del fratello nel volerla ritrovare a tutti i costi…

I miei occhi si fermarono ad osservare la figura crocefissa in alto, che guardava silenziosa e con un dolore eterno l’intero luogo. Quell’espressione simile al volto sfigurato del fratello di Camila mi incantenò ad esso, facendomi perdere ogni congnizione.

Passarono minuti, forse ore, chi lo sa. Sebbene non fossi cattolica riconobbi quella maestà e quella forza e non potei fare a meno di sorprendermi a pregare a modo mio. Erano parole di paure che non avevo avuto il coraggio nemmeno di rivelare a me stessa, eppure in quel posto tutto venne alla luce, come se tra quelle mura ogni mistero e ogni peccato venissero a galla.

E poi lentamente quella che la gente di Toledo chiamava “la bambola di porcellana” pianse. Erano lacrime calde, amare, fatte di sangue e cariche di tutti quegli anni che sul mio volto non si sarebbero mai rivelati… Era quasi innaturale, un abominio forse, che io una creature che andava in giro a nutrirsi del sangue altri fosse in quel luogo a piangere per i suoi peccati e tutto quello che le era stato tolto e che ora lei stava togliendo ad altri. Mi asciugai con un lento gesto le lacrime carminie dal volto con un fazzoletto di seta, osservai ancora per un ultima volta la statua di fronte a me e poi me ne andai…

Fuori all’aria aperta, mentre il vento sfiorava il mio volto iniziai a ridere, solo ora mi rendevo conto di essere entrata in una chiesa cristiana, di essermi inginocchiata a quella statua e di aver pregato e poi di esserne uscita senza alcun danno. Forse tutte le leggende tramandate sulla mia razza non rispecchiavano a pieno la verità e lo stato delle cose.. Lo trovai buffo.

Con il cuore un po più leggero, mi diressi verso casa e Camila, forse era giunto il tempo di parlare con lei di tutto quello che era successo da quando mi aveva conosciuta in quel vicolo tanti mesi prima.

Ma appena svoltato l’angolo vidi il cancello di casa aperto, le luci all’interno erano spente, e nel quartiere regnava il silenzio più totale. Cercai di percepire i pensieri di Camila all’interno della casa… Ma non vi riusci. Com’era possibile che fosse uscita lasciando la porta di casa aperta, senza badarsi nemmeno di chiudere le finestre… Non era da lei…

Entrai con passo lento e guardingo, senza far alcun rumore aprii la porta d’ingresso ed entrai.

La casa era vuota.

Ricordai quel ragazzo, i vestiti che erano stati preparato sul divano, andai a controllare… Nulla.

Una rabbia che mai avevo provato in vita mi sorprese… Osservai il camino spento e freddo, quella notte non era stato acceso, quindi mancavano da molto tempo. Avevano cenato a casa e poi erano usciti… Scesi le scale della cantina e mi diressi in quella che era la stanza dove riposavo di giorno. La porta era aperta.

Il sangue mi si gelò nelle vene, una serie di immagini attraversò la mia mente, il ragazzo dai capelli neri e lunghi che abilmente aveva trovato le chiavi della cantina, e che con passi felini era riuscito a non svegliare Camila… Le sue mani che aprivano la porta pesante.

Entrai.

Nulla nella stanza era stato spostato… Sul tavolo al centro della stanza vi erano tutti gli oggetti che vi avevo lasciato. L’armadio era chiuso come sempre… Mi diressi verso il letto… Tutto sembrava intatto, mentre non mi spiegavo cosa potesse cercare quello straniero, mi voltai lentamente per uscire, quando scorsi un angolo dei lunghi paramenti che avvolgevano il letto sollevato.

Chiusi gli occhi, e sollevai il pezzo di stoffa e… Spalancai gli occhi nel vedere il coperchio della bara dove giacevo di giorno aperto…

Non poteva immaginare cosa fossi, non sarebbe stato in grado di capire, ma il dubbio ormai risiedeva in lui, e forse quella curiosità gli fece compiere un gesto sciocco e frettoloso…

Presi il ventaglio provvisto di lame e mi diressi verso la camera di Camila. Il letto era sgualcito, e sopra di esso era stato poggiato con non curanza un piccolo pigiama, il suo piccolo pigiama… Dall’armadio mancava il suo più bel vestito e le sue più belle scarpe…

Quell’uomo doveva pregare di non aver fatto nulla alla mia Camila, altrimenti l’avrei torturato in modi che nemmeno immaginava e che prima o poi lo avrebbe condotto a chiedermi di ucciderlo piuttosto… Ero infuriata, se lo avessi avuto in quel momento fra le mani lo avrei fatto letteralmente a pezzi.

Ritornai nella sala e accesi il camino… Mi costrinsi ad una quieta attesa, sedendomi di fronte al fuoco, confidavo in Camila.

Le ore passavano e presto sarebbe giunta l’alba. D’un tratto un rumore di passi mi ridestò dai mille pensieri, e poco dopo Camila e il giovane apparvero sulla soglia della porta.

Io gli davo le spalle, volontariamente per non guardarli in faccia… Camila corse da me, si inginocchiò di fianco alla mia poltrona iniziando a raccontare una serie di annedoti e descrivendo i posti in cui Esteban, così si chiamava il ragazzo, l’aveva portata, non immaginava che a Toledo esistessero dei luoghi così belli… La la sua voce per me era come il mio battito del cuore quando ha fame… Sapevo cosa mi stava dicendo ma non l’ascoltavo davvero… La mia attenzione era rivolta soltanto ai pensieri del giovane.

Era semplicemente terrorizzato.

Sorrisi, e mi costrinsi ad osservare Camila.

“Ora vai a dormire Cica, devi essere stanca, domani parleremo…” Lei come sempre mi baciò dolcemente e si diresse in camera sua, salutando Esteban con un largo sorriso.

Lui rimase in piedi sulla soglia del salotto, non riusciva a muoversi, e io sorrisi…

“Dovresti riposare anche tu Esteban.” La mia voce era appena un sussurro, ma a lui risultò essere un tono grave e di rimprovero. “Sicuramente sarai stanco dopo aver frugato tra le mie cose per tutto il giorno…”

Sussultò, e io sorrisi di nuovo… Volevo spaventarlo, e vi ero riuscita alla grande. Lui cercò di dire qualcosa, balbettando uno sproposito di sillabe incomprensibili. Si stava chiedendo dove fosse finita la sua solita faccia tosta.

“Non ti preoccupare” Fu la mia risposta alle sue domande. “Domani sarai il solito Esteban, e parleremo… Ora va, la stanza degli ospiti ti aspetta.”

Il povero ragazzo si voltò e si defilò. Ormai mancavano pochi minuti all’alba, e faticosamente salì le scale che portavano al piano superiore dove vi erano le camere da letto. Controllai che Camila dormisse, poi vi diressi verso la porta della stanza degli ospiti… Osservai la porta semi aperta. Il giovane ancora non dormiva, ma dopotutto dovevo ripagarlo con la sua stessa moneta. Chiusi la porta facendolo sussultare, e la chiusi a chiave. Le finestre avevano le inferriate quindi da li non sarebbe potuto uscire…

Con passo lento mi diressi verso la cantina. Chiusi la porta della stanza e mi legai la chiave della porta di Esteban ad un filo del vestito. Mi coricai nella bara, risistemai il tessuto del letto e chiusi il coperchio della mia tomba…

Il resto fu silenzio.

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3 Risposte to “L’inizio della fine”

  1. Ricevuto il tuo messaggio.
    Sono qui anche io
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