Uno spiacevole incontro (seconda parte)

.. Guardavo quel volto sfigurato che stava ai miei piedi, ormai cinereo. Dovevo avergli inferto un colpo come non ne aveva subiti mai fino ad ora. Il gorgoglio dell’essere alle mie spalle era talmente fastidioso che mi impediva di pensare, così, presi tra le mie braccia quel ragazzo, e lo portai in casa mia.

Percorsi le strade più buie di Toledo il più velocemente possibile con in braccio quel fagotto e in breve tempo fui davanti al cancello in ferro battuto, dove ad attendermi, per chissà quale logica mortale vi era Camila.

Quella ragazzina mi sorprendeva sempre di più ogni giorno…

La guardai fissa negli occhi, e lei nei miei vide la colpa di quel gesto. Tuttavia sul suo volto non vi era rimprovero, ma solo compassione e mi sentì tremare a quel pensiero…

Una ragazzina di solo 13 anni aveva compassione per gli atti di una giovane immortale…

Entrai e posai il corpo di quell’uomo sul divano di fronte al camino ancora acceso.

“Porta dell’acqua Camila per favore…”

Non la guardai, mi vergognavo troppo, sentì solo i suoi passi allontanarsi di fretta. Non sapevo cosa fare, con quel taglio mi avrebbe preseguitato e uccisa prima o poi,narcisista com’era…

Anche in questo caso agì d’impulso come il sangue che mi scorreva veloce nelle vene mi suggeriva di fare. Incisi lievemente il mio polso e ne feci cadere qualche goccia sulla ferita ancora aperta. Non sapevo cosa sarebbe successo in quel momento, ma lo feci comunque… Sotto i miei occhi dopo qualche secondo il mio sangue coprì totalmente la carne scoperta fungendo da adesivo perle due parti lacerate.

Restai incantata da cosa qualche goccia del mio sangue potesse fare su un mortale.

Poi una fitta al collo mi riportò alla realtà. Rimasi qualche attimo senza fiato e mi premetti la mano destra sul morso di quel bastardo.

La ferita di quel porco era stranamente ancora aperta, chinai il mio sguardo sulla piccola ferita che mi ero fatta per guarire il mortale, ma si era già richiusa… Dannazione, non sarebbe passata facilmente…

Nel frattempo la piccola Camila era tornata dalla cucina con in mano una bacinella piena d’acqua fresca. L’adagiò al mio fianco e si inginocchiò per vedere cosa stavo facendo. Lessi meraviglia nei suoi occhi quando vide che la ferita al volto era guarita del tutto…

“Come avete fatto Señora?”

Mi chiese teneramente. Era la prima volta che mi rivolgeva una domanda su quello che facevo e su come sopratutto potevo fare certe cose. Ne rimasi stupita e per qualche istante cercai una risposta adeguata, senza molti risultati però alla fine optai per dirle la verità.

“Niña come l’ho colpito involontariamente, l’ho appena aiutato a recuperare il suo fascino, fortunatamente.”

Lei rimase in silenzio guardando intesamente il volto dell’uomo cercando la minima traccia del colpo infertogli senza però alcun risultato.

Lentamente intinsi un panno nell’acqua e inizia a pulire quel volto che tanto mi irritava, ma che ora capivo come le donne lo amassero tanto…

“Piccola andresti a prendere dei vestiti adatti di sopra e una coperta?”

Lei corse sulle scale, non voleva lasciarmi sola con lui, glielo leggevo negli occhi, per la prima volta temeva le mie azioni. Tuttavia non vi era ragione alcuna per avventarmi sul quel corpo privo di coscienza. Iniziai a spogliarlo e gettai i suoi vestiti sporchi a terra. Dovevo ammettere che era davvero irresistibile vederlo in quella condizione, ma dopo un breve attimo di impeto, la mia nuova natura e gli insegnamenti che la Madre mi aveva impartito come Geisha presero il sopravvento e recuperai la mia compostezza. Non appena Camila tornò coprì il corpo dell’uomo con la coperta e posi ordinatamente i vestiti sulla sedia accanto al divano. Al suo risveglio avrebbe trovato tutto il necessario per andarsene…

Non appena terminai mi accorsi che Camila mi guardava con fare preoccupato.

“Quella ferita Señora…” E indicò la mia spalla “Non ne ho mai vista una peggiore… Lasciate che ve la medichi…”

Disse lei e con impeto si avvicinò a me. Per tutta risposta la fermai a debita distanza. La sete per via della perdita di sangue iniziava a farsi sentire, ogni cellula del mio corpo gridava e bruciava per la sete, e quasi ebbi un capogiro. Non sapevo quanto avrei potuto resistere… In un sussurro le risposi.

“No piccola, tu occupati di lui…” rivolgendomi all’uomo che ora dormiva sereno sul divano. “Quando si sveglierà avrà una gran fame, io me la posso cavare, ma devo uscire per un po, non temere, tornerò prima dell’alba”

Lei non ebbe il coraggio di contraddirmi, ma fece solo un lieve cenno di assenso con il capo.

Uscì.

Fuori, nell’aria fresca della notte, pensai di impazzire… Corsi tra i vicoli come qualche ora prima in cerca di una vittima che potesse aiutarmi a guarire. E non ci pensai due volte quando uno spacciatore mi si presentò davanti, terrorizzato vide il volto pallido e immutabile di una bambola con un’espressione feroce avventarsi su di lui. Bevvi avidamente come mai avevo fatto fino ad ora. Il suo sangue sembrava acqua di torrente nella mia gola, e per un breve istante mi regalò un momento di pace…

Guardai la ferita che nonostante il sangue fresco restava aperta, sebbene ora non sembrasse più infetta…

Dannazione, avevo salvato quel mortale e mi ero preoccupata del suo bel visino e invece quella che sarebbe rimasta deturpata sarei stata io. Quell’hijo de puta mi doveva un favore.

Tornai a casa quando ormai l’alba era prossima, vidi Camila che camminava rigidamente avanti e indietro nel salotto, aspettando il mio ritorno. Quando aprì la porta mi corse incontro piangendo.

“Temevo per voi Señora”

Mi feci abbracciare, il calore del suo corpo calmò la mia rabbia per quella notte, accarezzai lievemente i suoi capelli e la consolai. “Ti avevo detto di non preoccuparti Nina” Lei si asciugò le lacrime e mi sorrise…

“Ora io devo riposare Camila cara, prenditi tu cura di quell’uomo e fai in modo che se ne vada di qui con le sue gambe, e che quando lo fa sia in salute… Può restare quanto vuole!”

Lei fece un cenno con il capo. Mi voltai e iniziai a scendere le scale verso la cantina… Dopo qualche passo mi fermai.

“Ah Camila…”

“Si?” Chiese lei.

“Si chiama Esteban. Esteban Delgado, trattalo bene”

“Si Señora, come volete. Buonanotte!”

Risi alla sua affermazione… Per quella notte c’erano state troppe emozioni. Non appena chiusi la bara nella quale riposavo, un sonno provondo mi accolse, finalmente…

Continua…

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