Una nave diretta chissà dove

La nave salpò al chiaro di Luna, diretta chissà in quale strano e lontano paese, ma era quello che doveva essere fatto… Quel mondo ormai non mi apparteneva più. Appena la nave prese il largo la fame mi attanagliò le viscere; leggevo le menti dei poveri marinai che avevano famiglie che a mala pena ricordavano, i loro volti colpiti dal sole ormai a me bandito mi parlavano di gente onesta, dedita al lavoro e ad un futuro migliore… Il mio recente abbraccio richiedeva uno scotto da pagare, e non potevo nemmeno minimamente pensare di dare un lieve assaggio a quel sangue privo di peccato… Era l’omicidio che cercavo, ma la nave non avrebbe sostato per molto tempo. E così dovetti percorrere la catena alimentare, e senza nemmeno pensare iniziai a far razia di ratti che nelle stive abbondavano…

Quanto durò quel viaggio non lo ricordo… Tutto è molto confuso, le mie membra erano pesanti, il volto era scarno e aveva perso il colorito della gioventù, rimanevo a fissare quelle stelle troppo lontane anche per quei miei nuovi occhi… Più di una volta rischiai di rimanere sotto il sole imbambolata a guardare le tonalità del cielo poco prima dell’alba. La mente vuota, non sapevo cosa fare e se ci fossero altri come me e come il mio amato e odiato Hoshiko dono potevo solo andare avanti per quella strada liquida e instabile…

Ben presto i topi finirono, e così mi chiusi nella mia cabina fingendo un malessere umano, anche se la mia era fame… Poi una notte il lieve dondolio della nave si fermò con una lentezza che durò un’eternità. Mi affacciai e vidi un porto, gente frenetica che si muoveva così velocemente da farmi girare la testa…

Quella tortura era terminata finalmente. Presi le mie poche cose e mi precipitai fuori dalla nave, al di là del porto, dove un malvivente ignaro della sua sorte continuava il suo traffico di sostanze nemmeno a lui ben note proveniente dalle mie lontane terre…

Come un leone in preda ad una fame durata mesi mi avventai su quello scarto della società, badando ben poco al modo in cui gli tolsi la vita… Bevvi, bevvi avidamente fino all’ultima goccia… Quel nettare era lava pura che bruciava la mia gola e andava a restituire la vita ad ogni tessuto del mio essere.

Ricordo che pensai di essere un mostro… Ma era come una voce lontana ovattata dal ritmo frenetico del cuore di quell’uomo che ancora pulsava nelle mie orecchie. Finì di banchettare con lui e dopo avergli vuotato le tasche di quel poco che possedeva lo gettai in mare dopo averlo liberato dai segni del mio pasto.

Ripresi le mie fattezze di sempre, mi sistemai i vestiti, come se nulla fosse successo, e mi diressi verso il quartiere commerciale, per cercare una stanza…

I tratti delle persone che incontrai per strada erano ben diversi dai miei, e per quanto non avessi studiato la loro lingua nella mia vita precedente, capì ogni singola parola… Per loro ero un’orientale, bellissima eppure da temere, non avevano mai visto una giapponese nel loro paese, eravamo leggende lontane, storielle che si raccontano ai bambini prima di mandarli a letto… Dai pensieri di chi mi incrociava percepì stupore, meraviglia e un meraviglioso terrore che aveva il gusto del miele dopo quel pasto così rude…

Appresi di essere sbarcata in Spagna.

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