Lungo la via del Diablo

La sera successiva usciì presto per andare a caccia, sapevo ormai che appena nutrita potevo apparire una donna normale da un fascino misterioso. Quando tornai trovai la giovane Camila intenta a rassettare quel tugurio di casa… L’impegno che ci metteva a rassettare quelle poche cose che possedeva era tale che mi fermai sull’uscio della porta ad osservarla per qualche minuto.

Quando mi ridestai mi accorsi che mi stava fissando.

Buonasera Señora volete qualcosa da bere?

Scossi il capo in risposta alla sua domanda ed entrai nella piccola casetta.

Una ragazzina come te non dovrebbe vivere da sola qui…

Dissi in un accento spagnolo pietoso. Lei mi guardò e mi sorrise posandomi una manina ossuta sulla spalla. Il suo gesto mi sorprese, la sua pelle calda era fuoco liquido confronto alla mia…

E’ il solo posto che io conosca dove posso riposare

Disse sorriendomi… La guardai negli occhi e vi lessi una tale forza, che io non avevo mai posseduto in vita. La invidiai per com’era e crebbe la voglia di proteggerla ancora di più.

Ora però ci sono io e tu non dovrai più pensare a nulla se non a istruirti e diventare una donna per bene.

Posai un lieve bacio sulla sua fronte, e suoi pensieri mi avvolsero. Sapeva che non ero una persona normale, che in me c’era qualcosa che gli altri avrebbero definito mostruoso, ma a lei non importava, l’avevo salvata da quel maniaco e nulla di più le importava. Mi sopresi della cosa, avevo fatto di tutto per non farmi riconoscere e celare il mio volto… Mi affascinava quella ragazzina…

Per settimane vagai per le case abbandonate di Toledo… Sembrava che quella città meravigliosa non riuscisse a soddisfare i miei gusti. Nel frattempo la piccola Camila mi insegnò lo spagnolo e le usanze e i costumi del posto…

Poi una sera quando ormai pensavo che non ci fosse un posto per me, la trovai… Certo c’erano parecchi lavori da fare per riportarla al suo antico splendore, e una buona squadra di manovali l’avrebbe risollevata in poco tempo, e sopratutto con una paga così alta non avrebbero chiesto spiegazioni su alcune mie richieste un po insolite.

La piccola Camila nel frattempo vegliava sul mio sonno diurno e cercava di farmi compagnia la sera, portandomi in giro per botteghe e negozi. Tant’è che una sera mi costrinse a comperare un vestito all'”occidentale” come li chiamava lei, così avrei destato ancora più scalpore… Io non ne sentivo la necessità di un nuovo abito, tutto quello che avevo addosso era più che sufficiente, ma lei insistette così tanto che alla fine dovetti cedere, a patto che anche lei si comprasse un nuovo vestito.

E così con gli abiti nuovi e un enorme sorriso sul volto di Camila assistemmo all’ultimo ritocco della nostra nuova casa…

La sera per festeggiare mi portò in una locanda la cui insegna dondolava appena in un moto ipnotico per via del vento freddo proveniente dal mare, indicava

El Fuego.

Da fuori sembrava una locanda come tante, ma quando vi entrammo un piacevole calore mi investiì, l’odore del sangue mischiato a quello del vino era invitante e così accontentai Camila che sembrava troppo giovane per conoscere un posto simile.

Ordinò un succo di qualche tipo e della paella, un piatto tipico che sfortunatamente non potevo assaggiare per via del mio stomaco troppo fragile. La locanda era piena di gente e di musica, era piacevole stare li, con lei, e quasi mi sembrò di essere tornata ad avere una vita normale, mentre i miei occhi vagavano tra i volti arrossati dei clienti, Camila faceva altrettanto, curiosando tra i volti, come se stesse cercando qualcosa o qualcuno.

D’uno tratto mi sentiì tirare il braccio destro, mi voltai di scatto e vidi Camila che mi indicava un punto preciso della locanda.

Señora guardate che uomo affascinante, lui si che ha classe….

Mi stupiì di nuovo della maturità di quella ragazzina, e il suo tono mi incuriosì a tal punto che dovetti girarmi.

Occupava il tavolo centrale della locanda, proprio per farsi notare maggiormente. Aveva un corpo longilineo. Le gambe erano appoggiate sul tavolo, fasciate da dei pantaloni di pelle nera, e calzava stivali che non avevo mai visto prima. Indossava anche una camicia di lino bianca, aperta sul petto, com’era uso da quelle parti. In mano teneva un bicchiere di vino, mentre si faceva dondolare sulla sedia.

Tutti gli occhi della locanda erano puntati su di lui, sia quello eccitato delle donne che quello ammirato degli uomini… E lui godeva della cosa, e si vantava ancora di più sapendolo… Era così pieno di se che stampato sul volto aveva un ghigno che mi affascinava ma che mi irritava terribilmente…

Gli lessi la mente…

Era il più gran hijo de puta che Toledo potesse sfornare a quei tempi, e anche in seguito…

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