L’antica capitale di Spagna

Toledo, anno 1800.

Non fu difficile scoprire quale fosse il nome della città, e per quanto il mio abbraccio fosse stato recente ero in grado di leggere nel cuore e nelle menti dei mortali, non so cosa cercassi al tempo, un segno che mi attraesse, una mente sveglia in grado di meritare le attenzioni di un immortale… Ma risultò difficoltosa come ricerca, la maggior parte dei volti che mi circondavano erano vuoti, privi di quel qualcosa, un fascino unico…

I miei studi si fermavano al mio mondo, ma sapevo che queste terre erano famose per il fascino della loro gente e della loro cultura… Mi rattristai a scoprire il contrario. Vagai per le strade semi deserte nelle ore che precedono l’alba… Nulla… Il sole si apprestava a sorgere e mi diressi al Cemeterio General del Sur, e li cercai un rifugio per quel giorno…

La notte successiva fui contenta di lasciare quel posto che sapeva di morte di cadaveri in decomposizione.

Il giorno era appena terminato e ancora si potevano vedere in cielo volute rossastre, e l’aria che accarezzava la pelle era calda abbastanza da dare solo piacere… Rimasi per un po ad osservare il gioco di luci delle nuvole, poi mi diressi nelle stradine commerciali di quella città, tra artigiani e prostitute… Trovai una locanda el Dragòn ordinai qualcosa di caldo, e poi attesi…

Le ore si susseguirono in quella locanda sudicia, una ragazzina poco più che dodicenne, mi servì una pietanza, che ovviamente lasciai li, gustando soltanto le volute di fumo che si avventavano sul mio volto… Aveva i capelli scuri, raccolti in una crocchia tirata. Gli occhi neri e pieni di vita, e qualche lentiggine sul naso le conferivano un aspetto biricchino e scaltro. Si muoveva tra i tavoli come se stesse ballando, un passo dietro l’altro, fischiettando un motivetto sciocco… Poi lo sentì… Fugace un pensiero di un assassino.

Mi voltai per vedere il suo volto, aveva un sorriso maligno che gli storpiava la faccia, gli occhi colmi di una cattiveria che non avevo mai conosciuto… Guardò fugacemente la ragazzina che serviva ai tavoli, e si leccò le labbra segretamente, nessuno nella locanda gli aveva badato, nessuno tranne me…

Decisi di rimanere in quel luogo più del necessario… Non avrebbe dovuto osare avere pensieri simili. Era solo feccia, e come tale si meritava la morte…

Mi alzai e chiesi una camera, preventivando che anche quella notte il riposo del sonno sarebbe giunto tardi. Diedi una somma ingente di denaro di modo da non venir svegliata prima del tramonto, e chiesi che mi venisse a svegliare la piccola ragazzina…

La notte volgeva al termine e la ragazza, che appresi chiamarsi Camila, sistemò tutte le sue cose e si diresse verso l’uscita. Quel lurido verme, che era stato tutta la serata ad osservare il corpo giovane di Camila si alzò lentamente, con addosso ancora quel sorriso beffardo, e la seguì uscendo con un passo che sembrava essere il movimento sinuoso e viscido di un serpente che stesse per catturare la sua preda.

Attesi qualche istante, poi mi alzai e gli andai dietro… Sapevo quello che avrebbe fatto, anche prima che lui riuscisse a formulare completamente quel pensiero.

Potevo sentire il suo sangue eccitato da molti metri di distanza, e non mi fu difficile seguirne l’odore, voltai un angolo, e poi un altro ancora, le strade ormai deserte e buie… Nessuno avrebbe potuto salvare quella ragazzina…

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