La caduta dalla grazia di una bambola (Ultima parte)

… Caddi. Consapevolmente sapevo che stavo facendo la scelta più giusta, ma una parte nascosta della mia anima sperava che qualcuno venisse in mio aiuto… Ma non avvenne.

Un tonfo sordo, e l’acqua dolce del fiume mi seppellì, collandomi tra i suoi moti capricciosi, non ero più Reyko, ero Ophelia in balia dell’ultimo respiro. Mi lasciai andare, la testa reclinata e gli occhi rivolti al cielo primaverile saturo di stelle quasi da scoppiare… E quell’occhio vigile che era la Luna era li, beffarda, nel suo completo splendore.

Venni trasportata dal fiume in piena, non so quanto tempo passò, ma alla notte si susseguì il giorno, e poi un’altra notte, e un altro giorno ancora… La mia coscienza ormai apparteneva a quel letto di sudici detriti attendendo di essere divoratata… Poi, il buio.

Ricordo il mio corpo leggero, pieno d’acqua, ricordo un suono sordo che non percepivo con le orecchie, lo sentivo con il cuore… Poi la vita mi abbandonò, inesorabilmente e più lentamente dell’annegamento. Ricordo che sussurrai:

Arigatou…

Poi, morì.

“Svegliati… Reyko svegliati. Apri gli occhi… ” Una voce insistente, bassa appena udibile come il battito di un cuore pulsante che cerca di resistere, aggrappandosi tenacemente all’ultimo respiro di vita… Aprì gli occhi. Il suo volto mi era ben noto, per quanto tempo avevo sognato quegli occhi verdi, quella pella candida e statica quasi fosse una statua… Ora mi sorrideva, e il suo volto si animò d’improvviso come se avesse ripreso vita in quel momento. Potevo vedere le strade di vene e capillari che si intrecciavano sotto quel lieve strato di cute, ah… che meraviglia, pensai… Era lui, Hoshiko dono non potevo sbagliarmi.

E ora sapevo… Sapevo che lui non era come gli altri, che non era umano, che mi aveva riportato alla vita.

Mi sorrise e mi spiegò cosa fossi diventata e mi insegnò i rudimenti di questa vita… Ero affascinata da tutto ciò mi circondava, mi raccomandò di fare attenzione a quello stupore, che avrebbe potuto uccidermi veramente… E poi mi impartì la lezione più importante, cibarmi.

Mai cibarsi dell’innocente, la nostra esistenza di per se è già un peccato, e noi dobbiamo pagare lo scotto, purificando il malfattore dai propri atti impuri…

“Se ti ciberai dell’innocenza, allora la tua anima sarà davvero dannata, e soffrirai come non hai mai sofferto”… Questo mi disse.

Ora avrei potuto vagare per il mondo, senza che nulla potesse toccarmi, senza che il tempo potesse intaccare la mia bellezza rifiorita, senza che la mia pelle di porcellana venisse infransa…

Il giorno successivo, i quotidiani locali pubblicarono la notizia:

“Famosa e amata, rispettata e onorata come Geisha, oggi il suo corpo viene ritrovato nelle acque del fiume Hokkaidō privo di vita… Oggi Tateyama piange per lei Reyko Tanako…”

Non potevo più restare li, così il mio amato padre, perchè tale ora era diventato, mi costrinse ad allontanarmi da lui. I suoi impegni al momento gli impedivano di accompagnarmi, e poi, secondo lui, ogni immortale aveva una sua strada personale da percorrere… Senza avere la compagnia di un altro immortale, e li mi baciò, mi donò un fermaglio raffigurante un fiore di luna per ricordarlo e mi intimò di non cercare mai la compagnia di un altro come me… Perchè prima o poi la sua presenza sarebbe stata scomoda…

Lo odiai per queste parole. Lo odiai per avermi lasciata in balia dell’eternità da sola, senza una guida quale lui sarebbe sicuramente potuto essere…

Le valigie non avevano importanza ora, mi lasciò solo un sacchetto di preziosi da usare come moneta… E presi la prima nave verso il Vecchio Mondo.

E li iniziò la mia leggenda… Reyko la bambola di porcellana.

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