La caduta dalla grazia di una bambola (parte seconda)

… La musica si avvia lentamente, e il mio corpo di Geisha, inizia a muoversi istintivamente, movimenti lenti, aggraziati, che sfiorano appena l’aria. I polsi compiono movimenti circolari ipnotici, che incantano gli spettatori… Una giravolta, e poi un’altra ancora… Il ritmo è costante nel suo sali scendi di note… Poi i miei occhi si posano su quelli di Hoshiko Nakamura…

E in cuor mio so che la disfatta è imminente.

Un piede dietro l’altro, e il sandalo che calza il piede destro strofina appena su quello sinistro… L’equilibrio precario della danza viene smosso, e il ventaglio della mano destra mentre sta volteggiando in aria cade a terra…

La musica si ferma, come anche il respiro di tutti gli spettatori all’interno della sala… Il mio sguardo si abbassa, osservando quel ventaglio traditore… Il cuore si ferma nel petto ansimante. Le luci degli spalti mi abbagliano talmente tanto che quasi mi bruciano sotto i loro occhi accusatori.

I ricordi si fanno confusi presi in un vortice convulso, un mondo che initerrottamente gira su se stesso… Ricordo la strada, e i negozi che sfrecciavano al mio fianco. La capigliatura ormai decaduta, e il kymono sporco di terra e pioggia… La pioggia… Mi fermo, e alzo gli occhi al cielo lasciandomi bagnare dall’acqua fredda. Nella mente il volto ghignante di Hoshiko dono…

La mia disfatta è imminente, so che se dovessi tornare alla Casa, la Madra mi punirebbe diseredandomi…

E così me ne andai io… Non potevo più vivere in quel quartiere, mi avrebbero additata ad ogni mio passaggio, e nessuno mi avrebbe più richiesta per i miei servigi disastrosi…

Pensai… E’ la fine… Mi resta solo un vago ricordo di una vita di lusso e sete.

Tuttavia non ero abbastanza forte da prendere la decisione giusta, avevo fallito, e il fallimento merita una sola punizione… Per cui, abbassai il capo ed entrai nella prima casa del Sakè di un villaggio a me sconosciuto… Nessuno conosceva il mio volto, nessuno il mio peccato… Avrei potuto ricominciare, avere una nuova vita… Ma la notte il Suo volto faceva visita ai miei sogni, insolente e persistente violentava la mia mente con il suo ghino…

Ahimè, non potevo scappare dal ricordo di quella notte…

Il giorno mi occupavo di servire ai tavoli i viandanti che passavano dal villaggio, mentre la notte i miei doveri mi portavano a dover saziare la loro disgustosa fame carnale… Il tempo passò inesorabile, e quella vita lontana fatta di grazia e buone maniere sembrò soltanto un bel sogno… Ma sapevo che quello che stavo vivendo era il vero incubo…

Ormai non potevo andare oltremodo in fondo a quel baratro, e così decisi… Presi il coraggio a due mani e mi diressi verso il fiume Hokkaidō per pulire la mia vita macchiata dal disonore e ridarla al legittimo proprietario Immacolata, come la mia pelle era un tempo, così come la mia anima…

Un passo, poi un altro… Il bordo del fiume era ormai prossimo, feci un profondo respiro e mi apprestai a compiere l’ultimo passo…

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