La caduta dalla grazia di una bambola (parte prima)

Dalla notte successiva, i miei incarichi si fecero più pressanti e più elevati socialmente… La Madre in persona si occupava del mio allenamento mattutino, del mio trucco, del mio cibo, persino della mia igenee quotidiana… Ma la mia mente vagava altrove, persa in due occhi verdi che da allora non si fecero più vedere…

La notte sola sul letto riversavo lacrime silenziose tra le pareti di riso sottili per quell’assenza; il cibo che vi veniva preparato era dei più prelibati e genuini, ma per me non aveva alcun sapore e se non mi avessero imboccata a forza probabilmente l’avrei lasciato marcire… Come volevo fare con me stessa. Dopo quell’incontro mi sentivo perdutamente fuori luogo, sola tra la folla che si faceva via via più insistente, mi stavo lasciando morire, ma non mi era permesso…

La vita di una Geisha, nel momento in cui diviene tale appartiene solo all’arte…

Ero in una prigione fatta di sete e cibi pregiati.

Poi, una notte accadde…

Era una notte in cui si celebrava la festa della cittadina, tutte le strade erano ricoperte di festoni di carta di riso colorate, gente frenetica e bancarelle dalle merci più disparate. Per quella sera, il buono Imperatore aveva deciso di allietare tutto il suo popolo con uno spettacolo che era riservato a pochi…

La danza dei ventagli.

Quale tra le Geishe avrebbe potuto sostenere un tale incarico, se non la più richiesta dagli Shogun? Così la Madre mi propose all’attenzione dell’Imperatore, e come me, la mia sorellina minore Aiko chan. Lei dovrà suonare, mentre io dovrò eseguire la danza… Serviva un tempismo a dir poco perfetto… Grazie al suo consigliere, l’Imperatore ci diede l’incarico.

I preparativi sembravano non terminare mai, e nell’esecuzione sembrava esserci sempre qualcosa di errato, una nota, un movimento del polso, un capello in disordine. Fu il momento il cui mi annullai totalmente.

Il mio corpo non mi apparteneva, e la mia mente era stata trafugata… Non mi erano rimaste nemmeno le forze per piangere o gioire.

Poi, la sera della Festa dei ciliegi arrivò. Il teatro era colmo di volti nobiliari, ma anche sudici, del popolo… Tutti in fermento per quell’evento.

I comici diedero il meglio di loro per far ridere la folla, gli attori si impegnarono affinchè il dramma da loro messo in scena risultasse il più verosimile possibile, perfino camerieri e ristoratori stavano dando spettacolo con le loro pietanze ed il servizio impeccabile… Una luce dalle sfumature rosse era onnipresente nella stanza.

E l’Imperatore e il suo consigliere erano sulla balconata ad osservare con occhio critico le varie parti della serata che andavano in scena… Entrambi avevano un sorriso accattivante e piacevole.

E io dietro le quinte fremevo perchè finalmente quella notte avrei rivisto Hoshiko Nakamura.

Non era la prima volta che mi esibivo davanti ad un pubblico così vasto, ma il mio cuore prese a battere così forte che quasi temetti fosse sentito fin fuori la strada deserta.

Le luci si spensero…

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