Il violinista

Il Virgilio… Quel nome percorreva le strade della città più veloce del vento. Era solo un sussurro sulle labbra della gente, ma rimaneva impresso nella memoria…

Una notte dopo essere andata a caccia e lasciata al meritato riposo la mia dolce Camila mi incamminai senza meta lungo le strade semi deserte della città. Quella notte volevo restare sola tra i miei pensieri…

Inconsciamente mi diressi verso il Virgilio, non pensai nemmeno se entrarvi o meno, con la mano spinsi la porta ed entrai.

Le voci che circolavano non gli davano giustizia, appena varcai la soglia un odore acre e dolce allo stesso tempo mi investì, socchiusi gli occhi e per pochi istanti restai immobile a godermi quel momento… Osservai velocemente il locale pressochè buio e individuai un piccolo tavolo in un angolo. Nessuno badò alla mia presenza quando mi diressi al tavolo, ne tanto meno avevano notato il mio ingresso… Forse dopo aver creato tanto trambusto per gran parte della città era proprio quello che cercavo…

Mi sedetti e ordinai una bevanda calda giusto per il piacere di avere qualcosa di caldo tra le mie mani fredde…

Se al suo interno vi fossero stati altri membri della mia razza sinceramente non lo so, non vi badai. Quella notte volevo crogiolarmi nell’anonimato che quel locale con il semplice suo esistere forniva…

Mi accomodai sulla sedia, per stare più comoda possibile, accavallai le gambe avvolte in uno di quei moderni tessuti, incrociai le braccia al petto e chiusi gli occhi… Il silenzio nel locale era assordante e i pensieri che prima di entrare mi attanagliavano sembravano essere rimasti fuori dalla porta del Virgilio…

Il palco era deserto fatta eccezione per il faretto che gettava una delle poche luci del locale, le poche persone che erano presenti quella sera continuavano a fumare o a bere, perse nei loro rispettivi mondi… Se avessi potuto sarei rimasta per molte notti al Virgilio scomparendo tra i volti della sua clientela…

Un volto come un altro…

Mi crogiolavo nell’ombra più totale in ascolto di quel niente che ora sapevo mi mancava terribilmente. Avevo passato gli anni precedenti continuando a spostarmi, dovunque andassi c’era sempre la mia coscienza, Camila, che mi chiedeva sempre: “Señora, di cosa andate alla ricerca? Deve essere tremendamente importante perchè ne sembrate ossessionata…” Le rispondevo con un largo sorriso e un nuovo vestito che avrebbe indossato il giorno seguente… Com’era facile ingannarla. Com’era facile ingannare tutti quelli che mi stavano attorno, anche quando ero una mortale, bastava un movimento lento e preciso del polso per incantare gli spettatori durante le danze…

Ma ecco cosa cercavo, la risposta naque spontanea mentre ero seduta al Virgilio.

Potevano essere passati secondi dal mio ingresso o forse anni, la cosa non mi importava, restavo seduta, semplicemente immersa nel fumo delle sigarette.

Poi la porta che dava sul retro del locale si aprì, nessuno si girò a vedere chi fosse, e io feci altrettanto, le voci che giravano per strada erano vere, una volta entrati al Virgilio nulla aveva più importanza… Nulla se non il suo odore. Dolce e amaro allo stesso tempo, speziato e fruttato, era una delizia per i sensi. Si insinuò tra l’odore di birra e alcool prepotentemente e mi raggiunse, investendomi con una forza tale da costringermi ad aprire gli occhi…

Vi diedi solo un breve sguardo e per quanto la mia vista soprannaturale fosse impeccabile, non riuscii a scorgere tutti i suoi tratti per via del faro che teneva alle sue spalle… Sapevo che era molto più alto di me, che aveva un corpo esile, ma maturo e in forze. Nella mano destra teneva la custodia di uno strumento musicale, nell’altra un mazzo di fiori appena colti da un capo vicino. Il modo in cui portava quella custodia, mi ammaliò, sembrava che stesse portando dei doni al nuovo Imperatore per augurargli di regnare con saggezza e giustizia… Depose i fiori sul piano che era sul palco con una grazie che i giorni moderni ormai aveva dimenticato. Sembrava cullasse un bambino in fasce quando aprì la custodia e ne estrasse un violino. Mi meravigliò il modo in cui guardò quello strumento, quanto amore esprimevano i suoi occhi, il suo sguardo sembrava la dolce carezza di un amante…

Era inevitabile a quel punto che tutte le mie attenzioni fossero dirette a lui, al suo modo traballante di stare in piedi, con il violino in una mano e l’archetto nell’altra… I lunghi capelli ricadevano in ciocche indisciplinate lungo il volto coprendogli gli occhi.

Lentamente prese posizione al centro del palco e iniziò a suonare non rivolto agli spettatori, ma a quel mazzo di fiori che aveva lasciato sul pianoforte, l’archetto sfiorava appena le corde del perfetto violino e lui accompagnò la musica con movimenti lenti da sonnambulo… Non conoscevo quel genere di musica, ma l’insieme mi catturò. Per un breve istante ho pensato che fino a quel momento nessuno era stato in grado di attirare la mia attenzione in quel modo, nemmeno quell’hijo de puta…

Ma volevo portare rispetto a quel giovane e poco dopo richiusi gli occhi restando in ascolto.

Sembrava non gli interessasse lo scarso numero di clienti che lo ascoltavano, forse come tutti li voleva solo perdersi tra quei volti anonimi…

Una fetta di intimità nel trambusto del mondo…

I minuti volarono come una piuma lasciata al vento, nemmeno mi accorsi che il giovane aveva finito di suonare e stava riponendo con gran cura lo strumento nella sua custodia, fece un lieve inchino ai fiori, poi lentamente prese anche questi ultimi e uscì dalla porta sul retro, senza attendere un’acclamazione, senza rivolgere uno sguardo ai presenti, semplicemente se ne andò…

Dopo qualche istante mi alzai lentamente e uscì dal Virgilio, come se nulla fosse stato, lasciando dei soldi sul tavolo che avevo occupato, la somma non importava… Per la prima volta non avevo osato insinuarmi nei pensieri di qualcuno, percependo solo che erano fin troppo personali, e che il mio sarebbe stato un atto di terribile indecenza.

Sebbene volessi cercarlo e seguirlo per sapere cosa faceva e dove andava, non lo feci. Camminai senza una meta… Era ancora troppo presto per tornare da Camila e alla mia reale esistenza.

Svoltai un angolo, poi un altro, e un altro ancora… Alla fine mi trovai alle porte di un cimitero. Con la coda dell’occhio percepì un’ombra che si muoveva tra le tombe, incuriosita vi entrai con la grazia di un predatore. Dovetti cercare un po, ma alla fine vidi nell’oscurità quel giovane violinista, sorpresa restai distante ad osservarlo, era come fossimo ancora al Virgilio. Era inginocchiato di fronte ad una lapide, teneva ancora i fiori in mano e il violino questa volta era poggiato con cura ai suoi piedi. Con il capo chino vidi che deponeva i fiori, sussurrò qualcosa e restò in quella posizione, come se stesse parlando con qualcuno…

Ogni suo movimento mi catturava inspiegabilmente e non mi accorsi che la sua schiena si era tesa… :

“La morte non fa distinzioni Señora, per lei siamo tutti insignificanti, parassiti nel mondo… Ma con quale gentilezza alle volte ci toglie le persone a noi care… Magari quando morirò scoprirò che la Morte ha il vostro volto…”

Le sue parole mi sorpresero, ero stata attenta a non fare alcun rumore, eppure sapeva che ero li a guardarlo… Ma non vi diede peso, dopo aver parlato depose i fiori vicino alla lapide, raccolse il violino e si allontanò da essa, venendomi incontro, non vi era collera nel suo volto, o rabbia, solo rassegnazione, e un lampo di consapevolezza gli passò sul volto… Fece un lieve cenno col capo, poi passò oltre.

Non avevo bisogno di avvicinarmi alla lapide per leggere il nome incisovi sopra… Camila Ortega.


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